Traduzioni

25 marzo 2008

Due o tre cose che so di loro (seconda parte)

DUE O TRE COSE CHE SO DI LORO

Parte seconda


Federico Valerio



Diossine, Traffico, Termovalorizzatori.



Inquinano più le automobili che i termovalorizzatori.”


Questo è il ritornello ripetuto in ogni occasione da moltissimi personaggi della politica nostrana: il ministro Matteoli, l’ex ministro Ronchi, il vice Commissario Straordinario per l’emergenza rifiuti della Campania, il Sindaco di Genova Pericu, l’assessore regionale Orsi, il senatore Grillo...


A forza di ripeterlo, il ritornello è ormai diventato verità assoluta, incontestabile e ripresa da radio, televisione e giornali.


Eppure, affermare che le automobili inquinano più dei termovalorizzatori è un falso clamoroso. E questo tipo di confronto è anche metodologicamente scorretto, come sa qualunque scolaretto della scuola media.


La scorrettezza sta nel fatto che gli unici confronti giusti sono quelli si fanno tra insiemi omogenei.


Ad esempio, un insieme omogeneo è quello dei sistemi di trattamento dei rifiuti urbani e sarebbe molto interessante sapere se si inquina di più riciclando una determinata quantità di rifiuti oppure termovalorizzandola.

Stranamente, nessuno sembra interessato ad avere la giusta risposta a questa fondamentale domanda.

Una possibile spiegazione di questo disinteresse è che il riciclaggio produce minore inquinamento della termovalorizzazione.

Ma di questo parleremo più dettagliatamente nella terza parte di questa chiacchierata.


Per dimostrare che è falso affermare che l’inquinamento prodotto dal traffico inquina più di un termovalorizzatore, riporteremo dati desunti dalla letteratura scientifica internazionale e da fonti autorevoli quali l’EPA (Agenzia per la protezione dell’ ambiente degli Stati Uniti) e l’Unione Europea. Altri dati faranno riferimento alle schede tecniche del progetto di termovalorizatore per la Provincia di Genova e ai dati di emissione del termovalorizzatore di Brescia forniti dall’Azienda che gestisce quest’impianto.


Per motivi di praticità faremo riferimento alle emissioni di diossine e di polveri da nella realtà genovese, tuttavia l’approccio metodologico scelto può essere applicato a qualunque altra realtà territoriale.



Quante diossine e polveri emetterà giornalmente il termovalorizzatore di Genova?


Chi pensa che la termovalorizzazione dei rifiuti sia l’unico sistema possibile per risolvere il problema dei rifiuti urbani, propone per la Provincia di Genova (circa 800.000 abitanti) un termovalorizzatore in grado di trattare 800 tonnellate di rifiuti urbani al giorno.

Per bruciare tutta questa quantità di rifiuti occorre l’ossigeno presente in circa cinque milioni di metri cubi d’aria che, immessi nel forno, dopo la combustione, sotto forma di fumi, sono riimmessi in atmosfera attraverso il camino, dopo una adeguata depurazione.

Anche con i sofisticati sistemi di depurazione fumi dei moderni termovalorizzatori, l’aria che esce dal camino è più inquinata di quella che è entrata nel forno del termovalorizzatore.


In particolare, a Genova, la concentrazione media di diossine in ogni metro cubo di aria è presumibilmente di 0,18 picogrammi (miliardesimi di milligrammo) TEQ (con tossicità equivalente alla 2-3-5-7 tetracloro para diossina, quella di Seveso).


Nel capoluogo ligure la concentrazione media di polveri fini è, attualmente, di circa 50 microgrammi (millesimi di milligrammo) per metro cubo.


Se il termovalorizzatore di Genova avrà le stesse caratteristiche di quello di Brescia, al meglio delle sue prestazioni, in ogni metro cubo di fumi in uscita dal suo camino ci saranno 800 microgrammi di polveri fini e 8 picogrammi di diossine. Pertanto, in base a queste ipotesi, l’aria in uscita dal camino dell’inceneritore avrà un carico di polveri fini maggiore di 16 volte rispetto a quella presente nell’aria immessa nei forni dell’inceneritore. Anche le diossine nei fumi saranno maggiori di quelle presenti “normalmente” nell’aria: 44 volte.


In base alle migliori caratteristiche progettuali, durante 24 ore di attività, con l’immissione in atmosfera di cinque milioni di metri cubi di fumi, il termovalorizzatore genovese produrrà 36 milioni di picogrammi di diossine.


Più realisticamente, la produzione media di diossine degli inceneritori che si vorrebbe realizzare in Italia, si attesterà sui valori medi registrati negli inceneritori tedeschi:

50 picogrammi per metro cubo, la metà del limite alle emissioni stabilito dalla UE (100 picogrammi per metro cubo),

In questo caso, la produzione giornaliera di diossine dell’inceneritore sarà di 250 milioni di picogrammi.



Quante diossine emette giornalmente il traffico veicolare di Genova?


Poiché per stimare le emissioni di diossine da parte di un termovalorizzatore dell’ultima generazione abbiamo utilizzato i migliori fattori di emissione di questo tipo di impianti, ci sembra corretto che il confronto con le emissioni da traffico sia fatto con la migliore tecnologia anti inquinamento attualmente utilizzata nell’autotrasporto: la marmitta catalitica.


E il migliore fattore di emissione riportato in letteratura (http://europa.eu.int/comm/environment/dioxin/download.htm-stage2) per questo tipo di automezzo è 3,5 picogrammi di diossine per litro di benzina consumata.


Per un altro tipo di autovettura molto diffuso, quella con motore diesel, il fattore di emissione minimo di diossine è di 23,6 picogrammi per litro di gasolio.


In base alle statistiche europee, le emissioni medie di diossine da parte di autovetture catalizzate e autovetture diesel sono, rispettivamente, 43 e 48 picogrammi per litro di carburante consumato.


Si può stimare che a Genova, nel 2004, l’intero parco di auto a benzina (240.000 vetture) sia catalizzato, con un consumo giornaliero di benzina verde stimabile a 466.000 litri.


Le autovetture diesel per il trasporto passeggeri, immatricolate nel Comune di Genova sono circa 50.000; nella città si registra un consumo giornaliero di gasolio pari a 137.000 litri, comprensivo dei consumi di camion e autobus.


Pertanto, le emissioni giornaliere di diossine prodotte sul territorio genovese dalla termovalorizzazione e dal traffico autoveicolare, nelle ipotesi che i fattori di emissioni di queste due fonti siano corrispondenti ai valori minimi e ai valori medi riportati in letteratura, sono presentate nella Tabella sequente.


TABELLA. Stima dell’emissione giornaliera di diossine a Genova (picogrammi)



Ipotesi minima

Ipotesi media

Termovalorizzatore rifiuti

(400 t/d)


35.000.000

250.000.000





240.000 auto catalizzate



1.631.000

8.388.000

50.000 auto diesel



3.233.200

4.863.500

Totale autovetture


4.864.200

13.251.500





Rapporto termovalorizzatore/traffico


7,2

18,8




Conclusioni


I dati riportati nella tabella confermano che il termovalorizzatore previsto per il trattamento dei rifiuti prodotti dalla Provincia di Genova produrrà una quantità di diossine nettamente superiore (da 7 a 19 volte) a quella stimata in base agli attuali consumi di combustibili per autotrazione e all’attuale composizione dell’intera flotta autoveicolare genovese (circa 300.000 autovetture).


Questa stima per Genova è confrontabile con le stime sulle emissioni di diossine in Germania per l’anno 1995.


In questo paese, dove nel 1995 già operavano gli inceneritori più moderni, oggetto di visista da parte di numerosi amministratori pubblici italiani e dove, in anticipo di alcuni anni rispetto all’Italia, le nuove autovetture erano catalizzate, l’emissione annuale di diossine da inceneritori di rifiuti urbani ed ospedalieri è stata stimata pari a 157,28 grammi, a fronte di una emissione di diossine, da parte di tutto il traffico su gomma tedesco, stimato pari a 9,14 grammi.

Pertanto, in Germania, la quantità di diossine da incenerimento era stimato 17,2 volte maggiore della quantità di diossine prodotta dal traffico.


Nello stesso periodo (1995), per gli Stati Uniti, le stime dell’EPA, valutavano che i 130 inceneritori in funzione in tutti gli “States”, per incenerire circa 30 milioni di rifiuti all’anno, emettevano in atmosfera 1.758 grammi di diossine, a fronte di solo 39,1 grammi prodotte, annualmente, da tutte le auto catalizzate USA. Una differenza di 45 volte!


Ai fini delle valutazioni del rischio sanitario di queste emissioni è ininfluente il fatto che le emissioni dell’inceneritore sono convogliate in alti camini e fortemente diluite in atmosfera.


Il rischio sanitario delle diossine è dovuto prevalentemente al loro accumulo progressivo nelle zone di impatto, in particolare nel terreno e nei sedimenti marini, lagustri e fluviali e dalla bio concentrazione di questa classe di composti lungo la catena alimentare. Pertanto, nella realtà genovese, sono a rischio di contaminazione le coltivazioni nei numerosi orti urbani, le produzioni orticole in serra (basilico di Pra), la pesca sportiva nelle acque dell’entroterra e nelle acque costiere.


I dati riportati in Tabella smentiscono clamorosamente i dati rassicuranti comunicati dal Sindaco Pericu nella seduta consiliare del 15 novembre del 1999 che avrebbe dovuto benedire la realizzazione di un termovalorizzatore ai piedi della Lanterna di Genova.

In quell’occasione, in uno dei lucidi che qualche solerte funzionario gli aveva preparato, intitolato “ Diossine: emissioni a confronto”, si poteva leggere :


le emissioni di un’ora di un inceneritore corrispondono a quelle di 15 auto catalizzate. Con gli attuali limiti di legge e le odierne tecnologie di controllo dei fumi, l’inceneritore è diventato una sorgente di diffusione delle diossine trascurabile rispetto a molte altre fonti, quali ad esempio il traffico cittadino”.


Nessuno, il Sindaco per primo, ha prestato attenzione al fatto che la fonte di questa informazione era un numero di QUATTRORUOTE, uscito nel 1992!


Nel settembre 2003, questa stessa notizia (le emissioni di un’ora di incerimento equivalgono a quelle di 15 auto catalizzate) era ripresa, pari pari, dal vice commissario straordinario all’emergenza rifiuti in Campania, nella sua conferenza a porte chiuse finalizzata ad illustrare agli amministratori liguri i vantaggi della scelta di termovalorizzare l’80% dei rifiuti campani.


L’unica differenza rispetto alla relazione fatta dal sindaco di Genova, cinque anni prima, era che nel frattempo dal lucido era scomparso il “qualificato” riferimento bibliografico, peraltro, come si è dimostrato, privo di qualunque attendibilità scientifica





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