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10 aprile 2010

Agenda per la sinistra

AGENDA PER LA SINISTRA

La sera della vittoria in Puglia Niki Vendola si è rivolto al suo popolo confessando il proprio desiderio di avere qualche giorno di pausa per tornare tra i suoi libri, per leggere poesie, per ritrovare la poesia nella vita. Sarà un caso quello di essere uno dei pochi del centro-sinistra che il 29 sera ha potuto festeggiare, insieme a una moltitudine di giovani che lo acclamavano dopo averlo portato al successo?!
Quanti sono i politici del centro-sinistra che si rivolgono ai propri elettori parlando della vita, delle speranze e delle sofferenze personali, dei libri che arricchiscono gli uomini, della poesia?
Anche questa è una pista da percorrere per capire come Vendola abbia fatto il miracolo di battere prima D’Alema e poi i berlusconiani: un diverso approccio alla realtà, costruzione del consenso vivendo tra donne e uomini, esibendosi in tutta la propria vera identità. Umano, troppo umano…
Interroghiamoci su quali siano stati nel tempo i punti di forza del centro-sinistra: da una parte gli aggregati sociali quali la classe operaia, i ceti medi, gli insegnanti, i nuovi tecnici, le femministe, i giovani, i braccianti. Dall’alta l’implicito orientamento dei movimenti no global, pacifisti, per la difesa dell’acqua pubblica, l’onda studentesca, i no tav, gli antinucleari, i comitati in difesa dell’art. 18 dello Statuto dei lavoratori; e ultimo nel tempo il movimento viola.

Eppure tra il 2005 e il 2010 il PD ha perso due milioni di elettori. La Sinistra radicale ne ha perso ottocentomila.
Dove sono finiti? L’Idv nello stesso arco di tempo ha quadruplicato i consensi mentre i grillini hanno strappato voti e seggi in quelle che erano un tempo le roccaforti rosse. E gli astenuti, temuti dalla destra, sono invece in gran parte riferibili al centro sinistra.
Risulta evidente cha al vecchio forte richiamo dell’identità ideologica si è venuta sostituendo una precaria e più debole comunanza d’interessi legati al territorio, alla singola azienda, a una specifica tematica non inserite in un progetto unitario di trasformazione di tutta la società. Progetti critici verso il contingente ma disinteressati a intaccare i fondamenti della società.
Questo accade mentre il Popolo della Libertà perde un milione di voti , con una flessione di 4,5 punti rispetto alle Regionali del 2005 e addirittura 7 punti in meno rispetto alle politiche 2008 ( pesa anche la mancata presenza della lista nella provincia di Roma) e quando la stessa Lega, che ha raddoppiato i voti rispetto al 2005, deve comunque registrare la perdita di 147.305 elettori rispetto alle europee del 2009 e non tutti ricordano che è ben lontana dalle cifre della Lega Lombarda nel 1992 e della Lega Nord nel 1996.
Se ne deve allora desumere che non è il centro-destra che conquista nuovi voti, ma è piuttosto lo schieramento di centro-sinistra che perde consensi per una colpa tutta propria di fronte ad un elettorato schierato su posizioni di assoluta protesta contro il sistema politico e deluso di fronte alla mancanza di una credibile proposta.

In Piemonte la Bresso paga i tentennamenti sulla Tav e le concessioni all’Udc; in Lombardia sconta la protervia isolazionista di Penati e la clonazione del programma di Formigoni; in Veneto non si accorge che la Lega l’ha sostituita pure tra gli operai di Porto Marghera; in Emilia Romagna si accolla non solo i peccati di Delbono e prima ancora l’isolamento del controverso Cofferati ma anche la fine di un’antica fedeltà; nel Lazio paga pegno per una candidata che il PD non ha scelto e per la crociata della Chiesa; in Calabria per aver fatto finta di non vedere quello che era successo nel Consiglio Regionale, anche in termini penali.

Liguria, Umbria, Marche, Basilicata e Toscana sono salve almeno per ora, ma sono in trepida attesa della discesa leghista.

In Campania la partita era persa a tavolino già da molto tempo per l’”allegra” gestione del binomio Bassolino – Iervolino. Il fallimento che abbiamo registrato dopo diciotto anni di guida del centro-sinistra non consente alcuna giustificazione: clientelismo, dispersione delle risorse pubbliche, spartizione della sanità, peggioramento dei servizi, disastro nella raccolta dei rifiuti, degrado ambientale, diffuse infiltrazioni camorristiche. Napoli e la Campania sono scivolate progressivamente verso gli ultimi posti nelle varie classifiche sulla vivibilità.

Con la situazione dei partiti ridotti a comitati d’affari, assenti nel territorio, impegnati in penose dispute interne, abilissimi nel trovare accordi sottobanco tra maggioranze e opposizioni. E con le organizzazioni sindacali auto- perpetuantesi e sempre più staccate dal mondo dal lavoro. Basti pensare che il 55% degli iscritti della Cgil oggi è costituito dal sindacato dei pensionati e gli ultimi scioperi (compreso quello generale) registrano purtroppo adesioni sempre più minoritarie.

Ad urne chiuse la Lega presenta il conto e le prime a pagare sono le donne per le quali viene messa in discussione la Legge sull’aborto. Primo attacco ai diritti civili conquistati a partire dagli anni ’70 e alla concezione dello Stato laico che è alla base del Patto Costituzionale.

Come scrive Marco Revelli sul “Manifesto”, il Lombardo – Veneto ha conquistato il Piemonte e realizzato il Regno del Nord (o, a scelta, Padania) e può rimettere in discussione non solo la Costituzione ma la stessa unità nazionale dopo soli 150 anni dalla sua realizzazione. Del resto noi meridionali l’abbiamo vissuta come colonizzazione e continuiamo ad essere perdenti. Il Nord l’ha vissuta come conquista e ora può decidere di trasformarne radicalmente l’assetto istituzionale.

Possono rallegrarsi gli “astensionisti illuminati, dall’anima pura”, che con le loro pur condivisibili analisi teoriche sulla degenerazione della sinistra e anche dall’alto del loro splendido e immacolato isolamento, con la scelta del “non – voto” hanno preferito privilegiare il “tanto peggio” (lasciar vincere il centro-destra); rimuovendo così quell’altro aspetto pur presente nelle brillanti analisi teoriche che prevedono un’ulteriore stretta di regime, tale da fare oramai evocare esplicitamente lo spettro di un nuovo fascismo.

E infatti, puntuale, il governo preannuncia lo scardinamento dello Statuto dei Lavoratori, l’attacco finale all’indipendenza della Magistratura, il premierato istituzionale, la progressiva riduzione della libertà di comunicazione, più forti legami (e sottomissioni) con il Vaticano,emarginazione dei “diversi”, l’ulteriore irrigidimento sull’immigrazione, l’ampliamento dell’intervento privato in tutti i settori che una volta costituivano il nostro welfare state.

Possibile che la buona vecchia “talpa” abbia finito di scavare e che dobbiamo accontentarci per sempre di una società ingiusta guidata solo dall’interesse privato e dalla protervia dei potenti?

La Sinistra ha la necessità di compiere finalmente un esame spregiudicato e veritiero della realtà contemporanea e dare quelle risposte che sole ne possono giustificare ancora la sua sopravvivenza.

Mettendo in discussione metodi, mezzi e contenuti e smettendola di scindersi in segmenti sempre più piccoli animati da un forsennato “cupio dissolvi”. E ora anche il movimento viola ha conosciuto la sua prima scissione! Si tratta di una grave e persistente forma d’individualismo ideologico opposto e simmetrico all’individualismo proprietario della destra.

Nella nostra agenda va annotata la svolta degli ultimi anni segnata dalla crisi delle antiche forti identità, a partire da quelle di classe. Si è verificato il passaggio del conflitto sociale dallo scontro tra capitale e lavoro a quello che genera come nuova contraddizione principale quella tra il desiderio e le regole del mercato; la sfera del consumo è divenuta principale anche rispetto alla sfera della produzione (vedi l’interessante libro “Il potere delle minoranze” a cura di M.Ilardi).

Questo aiuta a capire le ragioni per cui, pur di fronte all’esplodere di tante rivolte diffuse sul territorio, non nasce un movimento unificante che si ponga l’obiettivo strategico di cambiamento dei rapporti sociali e politici. Non a caso, nell’esame di questi movimenti, qualcuno usa il termine di ”jacquerie urbana” significativo della mancanza di prospettive in quanto legato solo ai risultati qui ed ora.

Napoli è l’esempio più evidente di questo sfilacciamento sociale che taglia trasversalmente tutti i settori della società , con una caduta verticale del senso civico e con la diffusa convinzione che non c’è alcuna rinascita dietro l’angolo. L’epoca delle “passioni tristi” non riguarda solo le nuove generazioni ma ci comprende tutti nella pericolosa prospettiva di rimuovere ogni ipotesi di cambiamento nel futuro.

Il successo della Lega sottolinea che al posto delle vecchie identità classiste oggi conta solo la “comunità” territoriale , arroccata nella difesa dei suoi interessi, dei suoi valori, delle sue tradizioni, chiusa al “diverso” che viene da altrove, e che rifiuta di riconoscersi come parte della “società” nazionale”.

La Sinistra da che parte sta? Si riconosce ancora come Sinistra? E’ pronta a rimettere in discussione l’adesione miracolistica alle leggi del libero mercato per assumere come decisivi la difesa dell’occupazione, la salvaguardia dell’ambiente, la protezione delle risorse naturali, il primato dei beni pubblici, la centralità della scuola pubblica statale e dell’università, la redistribuzione della ricchezza, l’accoglienza degli immigrati?

Non si può continuare a rincorrere il programma di sviluppo economico della destra italiana ed europea o continuare a farsi portare in giro attorno ad un fantomatico programma di riforme. Sembra quasi che la patetica e drammatica esperienza della bicamerale di D’Alema non ci sia mai stata. Già si intravedono segnali dei “soliti noti” pronti a rispondere positivamente alle sirene della destra nel nome di un ipotetico dialogo.

E’ compito delle forze di sinistra bloccare il processo di annientamento della democrazia e di instaurazione di un regime autoritario ritrovando lo slancio che, alla fine degli anni ’60, generò la nascita di una iniziale forma di democrazia consiliare con la costituzione di strumenti di partecipazione attiva vicina alle realtà locali ma al tempo stesso inseriti in un’unitaria visione di organizzazione del potere democratico.

Senza escludere, nella attuale fase drammatica delle vicende italiane, la promozione di organi di contropotere capaci di contrastare dal basso lo svuotamento progressivo delle istituzioni costituzionali, a partire dallo stesso Parlamento.

L’avvio di un processo di ridefinizione della Sinistra, considerata la storia che abbiamo alle spalle e legandoci ad un principio di realtà, non può oggi prevedere un clamoroso ritorno ad una sua composizione unitaria. Ma già sarebbe un passo in avanti trovarci davanti a non più di due forze organizzate, con chiare opzioni politiche (sanamente riformiste o sensatamente radicali) tali da raccogliere gli attuali infiniti frammenti e tali da costituire insieme una credibile alternativa di governo.

Infine, nell’epoca di una sempre più diffusa modernizzazione secolarizzata non si deve prescindere da una ricomposizione del Simbolico e dell’Immaginario che diano al “popolo di sinistra” quelle forme unitarie di rappresentazione della realtà possibile capaci di suscitare nuovamente passioni e fiducia nel futuro. L’identità collettiva si ritrova anche attorno a quei simboli che ci identificano nei confronti dell’avversario.

La conclusione è che occorre molto coraggio unitamente ad una netta visione strategica opposta alla logica del dio – mercato, forti idealità, saldi principi etici nella gestione della cosa pubblica, difesa della laicità (Cavour non era un rivoluzionario), rifiuto del carrierismo politico, selezione dei gruppi dirigenti in rapporto alla capacità di rappresentare le istanze della società.

Tra tutti quelli che sono consapevoli della pericolosità del momento che stiamo vivendo nessuno può tirarsi indietro, limitandosi a lamentarsi per la presente situazione e attendendo che le cose cambino per opera e virtù di uno spirito santo. L’astensionismo partecipativo è pari all’astensionismo elettorale; chi li pratica deve solo attendersi che le cose peggiorino. Il principio di responsabilità ci costringe a praticare la cittadinanza attiva.



Vittorio Vasquez, 6 aprile 2010

Articolo scritto per la rivista "Il tetto"