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11 marzo 2008

Chi difende la vita in un mondo di guerre

CHI DIFENDE DAVVERO LA VITA IN UN MONDO DI GUERRE?

Come donne, come molte altre donne, abbiamo patito le prevaricazioni sociali e culturali che tutte conosciamo – qui, oggi e da anni. Come altre e con tante altre ci siamo opposte all’ingiustizia e alla privazione di libertà e autodeterminazione e, insieme, abbiamo guardato più lontano: dove si concretizza in modo estremo la violenza della prevaricazione, nei luoghi in guerra.


Il nostro sguardo non si è solo fermato sulle pur orribili immagini, notizie e numeri che i media ci propongono; abbiamo pensato alla vita che la guerra devasta, quotidianamente:

  • la vita e i corpi delle donne, trattate come oggetti e vittime di violenze domestiche e di stupri;

  • la loro angoscia per la vita delle persone di cui hanno cura ogni giorno e la fatica per garantirla;

  • la distruzione della rete dei rapporti amicali e solidali delle comunità, che è alla base di una vita non solo ridotta a sopravvivenza;

  • la devastazione del territorio e della natura, che rende sempre più difficile il presente e mette anche in discussione il futuro.


Guardare lontano ci ha spinte a viaggiare; l’incontro e le relazioni che abbiamo mantenuto con le donne di tanti “luoghi difficili” ci hanno aiutate ad aprire gli occhi, ad interpretare il nostro vivere qua.


Abbiamo imparato a riconoscere la militarizzazione crescente della nostra società, in cui l’uso della forza (sempre più spesso armata) diventa la modalità più diffusa e legittimata per affrontare qualunque situazione:

  • le relazioni personali violente, di cui la violenza sulle donne, in famiglia, sul lavoro e fuori è l’elemento che ci colpisce di più, ma si esprimono anche ad esempio nel bullismo degli adolescenti;

  • al disagio sociale, alla paura diffusa si risponde identificando come “nemico” l’altro, il diverso, che, volta a volta può essere il lavavetri, il rom, il migrante, il dissidente ... La risposta delle istituzioni è il controllo con le telecamere, l’aumento della polizia, la militarizzazione del territorio in nome della sicurezza;

  • nelle relazioni internazionali vediamo la dipendenza e la collaborazione dell’Italia e dell’Europa con la potenza che tenta di dominare il pianeta con la forza.

Mentre noi ci mettiamo in relazione con le donne dei paesi in guerra e tentiamo ponti di pace, i governi italiani stabiliscono accordi militari, acquistano e producono costosissimi e sofisticati armamenti, alienano pezzi del territorio nazionale (e pagano!) per le basi militari straniere.


Noi riteniamo che l’uso della forza per produrre e mantenere a livello sociale e internazionale situazioni di prevaricazione e ingiustizia sia un’estensione di ciò che il patriarcato produce nelle relazioni personali e famigliari.


Per questo ci opponiamo e continueremo ad opporci alle guerre,

per questo ci opponiamo e continueremo ad opporci ad ogni attacco alla libertà e all’autodeterminazione delle donne.


Donne in nero – Casa delle Donne di Torino

f.i.p. 5.03.08

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