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16 maggio 2009

la città in balia dell'affare disoccupazione

Viespoli afferma che non tratterà con i disoccupati del progetto Isola, per dare vita a un'agenzia sociale in cui farli confluire, se non cessano le irruzioni violente nelle sedi di partiti e istituzioni, gli incendi di autobus e cassonetti, insomma se non fanno i bravi ragazzi. Non dice però che i bravi ragazzi avrebbe dovuto smettere di incontrarli da tempo, sin dall'inizio di questa storia. Non riesco proprio a digerire questo suo rigore di facciata a valle di un percorso d’interlocuzioni e di accordi che, costellato da episodi di violenza come quelli attuali, dura da anni e ha sempre prodotto risultati, conferme, proroghe. Isola è solo un tratto di un percorso che è in piedi dal 2003. Viespoli avrebbe dovuto smettere già a quel tempo, ha avuto tutto il tempo e il modo per comprendere, non ha scusanti, è stato ed è anche lui responsabile di quello che è accaduto e che accadrà.
E poi mi sembra davvero singolare il modo in cui si annuncia all'opinione pubblica una decisione già presa (da chi e come?) su un'agenzia dalla missione impossibile e dal costo di 60 milioni di euro (annui?), in pratica quanto quello del reddito di cittadinanza per l'intera regione, un robusto contorno dello spezzatino che dovrebbe contrastare la miseria in città.
Gabriele è peggio, non condanna nulla, da convinto sostenitore del lavoro a chi lotta e che tutto questo sia meglio della camorra. Lui è amico dei disoccupati, è capace di rapportarsi a loro con umanità e fermezza, di fermarli o di non fermarli come e quando vuole, li ricambia della fiducia e soprattutto del loro concreto sostegno se ci sono le elezioni, o quando il suo potere vacilla nel tavolo della trattativa, nel partito, in regione. E' lui che controlla e garantisce, da assessore regionale, quello che fa la provincia, gli enti di formazione, le cooperative ambientali, l'intera filiera del "progetto".
Sempre tutto all’insegna della trasparenza, imparzialità, legalità, e guardando al mercato, a sbocchi veri nelle imprese, e non all’assistenza, come raccomanda il presidente Bassolino. Ma guarda caso sempre approdando alla platea delle liste e affini, e sempre in percorsi che si aprono e non si chiudono più, e sempre senza che nessuno sembri accorgersene o sia chiamato a rendere conto. Dove sta l’astuto sistema che fa entrare nei progetti come Isola alcuni e non altri? Questa è una domanda che la molla del buon senso dovrebbe suscitare e a cui la molla della politica e quella della giustizia dovrebbero rispondere. Ma tutti hanno altro da fare, evidentemente, o forse a nuessuno conviene che si scopra l'acqua calda.
I disoccupati. Sono compagni o provocatori? domandava allibito un compagno spettatore della irruzione di un centinaio di disoccupati al grido "orientamento-orientamento" che interrompevano la presentazione dei candidati Villone, Sodano e del segretario Ferrero l'altro giorno all'incontro di Rifondazione Comunista. Nessuno gli ha risposto, io lo guardavo con gli occhi persi nel vuoto.
Riflettendoci, la domanda è mal posta e forse ha ragione il mio amico Peppe quando mi rimprovera perchè me la prendo con i disoccupati.
La domanda giusta è: sono compagni o provocatori quelli di sinistra che trattano e accettano di governare e amministrare sotto minaccia e di rispondere con strumenti corrotti? Come Mola (che li tratta in veste Anci, giacchè forse al comune finalmente c'è un compagno delegato al lavoro che non ritiene si possa trattare), Allodi, Tuccillo (assessore-candidato alle europee), per non parlare di quelli che dei disoccupati in rivolta sono i principali sostenitori come Gabriele, o di quelli che fanno finta di non capire come il presidente Bassolino? I disoccupati in fin dei conti sono soltanto disoccupati.
L’altra domanda è: come rispondere alla protesta dei disoccupati? Come resistere quando la Digos e la Prefettura ti sussurrano nell'orecchio che quelli vogliono bruciare tutto? Che chisselaprendelaresponsabilità?
Il no alla violenza e agli atti intimitadori e il no alla repressione dei disoccupati ci consegnano questa situazione in cui sguazzano i provocatori-approfittatori dall'una e dall'altra parte con la parte disoccupati che raccoglie poco e perde sempre più qualsiasi identità compagnesca e quella dei potenti che tiene sempre più in pugno il potere di controllo e di decisione su ogni fatto che interessi il lavoro, la povertà, le disuguaglianze e i bisogni della città.
Chi rappresenta le istituzioni di governo e le istituzioni della città dovrebbe avere la decenza e il coraggio di smettere di fare dichiarazioni che offendono l'intelligenza dei cittadini. Dovrebbe assumersi delle responsabilità sulla questione della disoccupazione, che non può essere un giorno un’emergenza contingente che richiede interventi straordinari contingentati e un altro giorno un problema strutturale, in quanto tale irrisolvibile. Dovrebbe sapere che noi sappiamo che chi guadagna nell'Isola e nelle sciagurate agenzie sociali che ci aspettano è la politica molto più dei disoccupati, sono pochissimi assistiti rispetto alla moltitudine di precarietà, disoccupazione e di disagio che ci circonda, ed infine che chi perde è la città tutta intera e per molti anni a venire.
Infine, chi si dice compagno, e rappresenta la sinistra nelle istituzioni e nelle liste elettorali, dica cosa pensa, se tratterà o no con gruppi in lotta per se stessi e con la forza. Dica se e come si impegna a voltare pagina, per una politica seria sul problema della disoccupazione, che valga per tutti, che serva a sanare il mercato del lavoro dalla clientela e dalla illegalità, senza invocare lo sviluppo, dica cosa farà con quello che c'è, perchè di lavoro, di pubblico, di denaro e di ricchezza in una grande metropoli ce n'è per forza, il problema è come e dove circola e si accumula o accaparra, senza produrre benessere comune ma alimentando ingiustizia e povertà.
In fin dei conti amministrare e incassare consensi in questi modi barbari e miseri non è poi tanto difficile nè drammatico. Difficile e drammatico è riconoscenoscere nel voto e nelle istituzioni pubbliche la politica, il nostro diritto alla reppresentanza e alla partecipazione. sv

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