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22 maggio 2009

Isola

Progetto I.so.la, articolo pubblicato su panorama 7 maggio 2009

L’ammuina per 600 euro al mese

Di antonio rossitto da panorama 7 maggio 2009
C’è chi conta i cassonetti del quartiere. Chi distribuisce sacchetti per la raccolta differenziata. Chi allunga qualche volantino a perplessi passanti. Chi invece, si vede costretto a parlare incessantemente del più e del meno con i colleghi. Attività defatiganti per cui 3.500 volenterosi sono retribuiti fra diaria e buoni pasto poco meno di 600 euro al mese. A Napoli si danno da fare come possono i partecipanti al più masto¬dontico e oneroso corso di formazione mai escogitato in Italia,
L'hanno battezzare progetto Isola, È partito nel 2006, grazie a robusti finanziamenti pubblici: mi¬lioni di euro li ha già messi il ministero del Lavoro; altri 16 la sempre munifica Regione Campania. Due anni che poteva¬no servire ad avviare all'impiego centina¬ia di disoccupati e invece si sono trasfor¬mati in un gigantesco pantano. Su cui adesso indaga la procura di Napoli.
Illuminante è Stato un controllo della Digos. Gli agenti guidati da Antonio bordone hanno visitato cinque enti di formazione e tre imprese scelte per i tirocini. Dovevano essere almeno un miglia¬io, tra quelli seduti in classe e quelli inviati sul campo ad apprendere gli arcani dell'ecologia. Invece aule e marciapiedi erano vuoti. Unica cosa affollatissima, i registri: lì non mancava una firma.
Ma le indagini non si sono limitate ad assodare l'inoperosità. Sono state scoperte imprese fittizie e altre intestate a parenti e amici dei titolari. Un meccanismo che è costato una marea di denaro pubblico e non ha creato posti di lavoro.
L'azione investigativa però un effetto l'ha avuto: i corsisti hanno ripreso a rimboccarsi le maniche, almeno in teoria Nonostante i nuvoloni, una cinquantina di loro sono in piazza Cavour già di buon mattino. Molti indossano una pettorina aran-cione di nylon su cui è stampigliata la scritta "Precari Isola. Per pulire Napoli». li loro tirocinio dovrebbe essere il pratico epi¬logo del corso di «vigilanza ambientale». Ramazze e sacchetti però non se ne vedono. Tutti parlottano con aria cupa. Solo una ragazza castana ha in mano qualche decina di volantini. Ma non sembra smaniare per distribuirli.
Per lo più sono disoccupati di lunga durata. Paola Bianco, 46 anni vigilante am¬bientale. aderisce convinca al Movimento lotta per il lavoro. «Tutti ci crocifiggono ma noi mica ci diveniamo a stare qua sen¬za fare niente, Porremmo essere utilizzati di più e meglio» dice. Il contratto di formazione prevede 18 ore settimanali per tre giorni. Ma Bianco e i corsisti che la attorniano ricordano a stento il nome dell'azienda. «Con loro del resto non abbiamo mai avuto alcun contatto».

In sintesi: cosa fanno questi 250 vigilanti ambientali? All'inizio del tirocinio. sotto indicazione della società di formazione Teleservizi hanno cominciato a distribuire i sacchetti per la raccolta differenziata nei palazzi del quartiere . « Ma poi ci siamo scocciati. ammette Bianco. E perché? « È inutile, la gente non sa che farsene tanto poi i contenitori non ci sono».
L'iniziativa ha scontentato anche l'Asia la municipalizzata che deve occuparsi a Napoli dei rifiuti. l'azienda ha chiesto di fermare immediatamente questa « macchina infernale»: rischiava di confondere i cittadini. Un capolavoro di disorganizzazione: gente pagata dalla Regione Campania per mansioni riservate ai dipendenti comunali.
Altra stravaganza: scorrendo l'elenco dei progetti finanziati se ne scoprono decine dedicati alla raccolta differenziata. Peccato però che, attualmente solo il quartiere dei Colli Aminei sia attrezzato per farla.
Così le giornate dei corsisti passano tranquille. Dietro piazza Cavour passeggia Anna Acunzo, 46 anni, foulard al collo per ingentilire la pettorina arancione d'ordinanza. Pure lei vigilante ambientale . « E che vuoi dire? ironizza . « Dovrei andare a vedere se la gente butta i rifiuti nelle ore prestabilire. Questi 600 euro al mese alla fine sono un'elemosina»,
Altre 250 persone sono stare destinate alla « bonifica delle coste», Pure qui però la china sembra la stessa, I disoccupati, riferiscono si trovano a Mergellina tre giorni la settimana. Firmano i registri poi dovrebbero cominciare a raccogliere i rifiuti in spiaggia. Invece «fanno ammuina» fingono di darsi da fare. « Si sta un paio di ore facendo poco o niente» racconta Carlo Leone, 54 anni . « Anzi, per la precisione si guarda il mare. E solo quando c'è bel tempo. sennò agli scogli non ci si può nemmeno avvicinare».
Respoasabile dei due progetti è la Teleservizi . « Il tema ambientale ci è stato imposto dalla regione. Ci siamo dovuti organizzare, cercando di fare qualcosa di utile. Ma le imprese del settore sono poche. E le istituzioni non sempre collaborano» sostiene Riccardo Vecchione l'amministratore delegato «Abbiamo distribuito scope e sacchetti. Abbiamo vestito la geme di tutto punto. Che potevamo fare di più?».
Sulle società di formazione si sono concentrare le indagini della Di oso A queste aziende vanno 2 mila euro per ogni persona che frequenta i corsi. Molte hanno presentato progetti faraonici, indicando poi le imprese in cui fare l'apprendistato. In questo modo minuscole ditte di pulizia sono diventare colossi della bonifica ambientale capaci di aspirare centinaia di tirocinanti. Alcune sono state inserite nella lista sebbene avessero rifiutato. Altre ammettono di non avere mai visto un solo corsista.
Altre hanno deciso di fare tutto in famiglia. Come la Psl, a cui è stata affidata la formazione di 95 persone. A seguire erano previste decisive esperienze sul campo. la Psl ha dunque stipulato convenzioni con due aziende. la Sant' Ambrogio e la Cooperativa Europa servizi. Entrambe hanno sede in via Miraglia. E soprattutto appartengono alla famiglia del titolare della Psl,
Sandro Savy. «Sono imprese di pulizia che già esistevano» spiega l'imprenditore. «Trovare chi prendeva in carico questi Lavoratori del resto non era facile. Inserirli in un vero ciclo produttivo non è semplice». E quindi?« Noi gli abbiamo dato qualcosa da fare. Ma con una certa flessibilità».
In gran parte i corsisti si sono dunque dedicati soprattutto al « monitoraggio del territorio ». In pratica? Armati di apposita scheda, hanno contato i cassonetti della raccolta differenziata. Che a Napoli praticamente non esistono. Gli altri si sono dedicati alla vigilanza ambientale: girare per il quartiere e annotare se i comportamenti dei napoletani fossero contrari alle norme ambientali. Bizantinismi, buoni soprattutto per legittimare l'uso di cospicui fondi pubblici, i più alti mai assegnati a un corso di formazione. «Una buona idea finanziata lautamente si è trasformata in un progetto fittizio » accusa Salvatore Ronghi, dell'Mpa, vicepresidente del consiglio regionale .« È diventato un ammortizzatore sociale un bacino di voti per la politica che in cambio esige fedeltà elettorale. I disoccupati ora non chiedono più lavoro ma formazione. Sperano sia il preludio alla stabilizzazione in un qualsiasi ente pubblico».
Ovviamente gli scopi dovrebbero essere più nobili: imparare nuovi mestieri, in teoria e in pratica. « la scorsa settimana invece è venuta da me una di queste corsiste » racconta Ronghi . « Mi ha rovesciato sulla scrivania i suoi attestati.”Ne ho 20 ma non so fare nulla" mi ha detto ».
Corrado Gabriele di Rifondazione comunista assessore regionale al lavoro e padre putativo del progetto Isola ammette che le cose sono sfuggite di mano: «Queste persone fanno poco o niente molti si registrano e se ne vanno. Alcune aziende sono false, altre intestare ad amici e parenti ". Bene, ma non si poteva vigilare? « E come? Abbiamo solo cinque ispettori. Qualche mese fa abbiamo scoperto che ci sono funzionari che prendono mazzette per accelerare le pratiche. Il sistema fa acqua da tutte le parti ».
Mezzo mondo politico imputa però a Gabriele di avere creato un sistema che assicura voti alla sua area politica. « Non è così » replica l'assessore . « Loro bevono alla fonte di chiunque gli dia sostentamento».
Nonostante i discutibili risultati del progetto, regione e ministero si starebbero armando per la terza edizione del corso: altri 30 milioni di euro, che si aggiungerebbero ai 60 già spesi. Una formazione perpetua, che, a disdetta di ogni logica, diventa in pratica sussidio di disoccupazione.
Carmine D'Alessandro 39 anni un lavoro regolare non l'ha mai avuto. È uno dei 200 che doveva essere formato alla raccolta differenziata dalla Ctt. Per lui imparare un mestiere sarebbe stato una manna. Da due anni prende 500 euro, In cambio ogni venerdì, racconta va nella sede della società, firma le presenze per rutta la settimana in modo da garantirsi la diaria poi torna a casa. «Così come fanno tutti gli altri corsisti. Mai vista un'aula o una ramazza. Io quelli che fanno qualcosa li invidio davvero». (antonio. rossitto@mondadori.it) •