L’11 gennaio 2008 il presidente del Consiglio dei Ministri Prodi ha nominato ennesimo Commissario Governativo per l’emergenza rifiuti in Campania il Dott. Gianni De Gennaro affidandogli precisi compiti.
La prima considerazione che va fatta è relativa allo stato di degrado, che emerge dall’ordinanza, nel quale continuano a dibattersi quei rappresentanti delle istituzioni che hanno determinato lo scandalo rifiuti. Per rimediare in parte ai guai provocati dai precedenti commissari che egli stesso aveva nominato (Bertolaso dall’ottobre 2006 all’inizio di luglio 2007 e Pansa da luglio a dicembre 2007), Prodi ha ritenuto, per l’ennesima volta, di dover ricorrere all’affidamento di poteri straordinari per eseguire una non straordinaria operazione (normalmente eseguita in tutte le aree urbane italiane) consistente nel raccogliere e smaltire i rifiuti solidi urbani.
L’operazione De Gennaro è stata accolta con sollievo dai cittadini campani, esasperati dall’inspiegabile inerzia palesata dal precedente Commissario Straordinario Pansa che aveva lasciato accumulare enormi quantità di rifiuti nelle strade urbane benché fosse stato nominato per attuare la legge n. 87 del 5 luglio 2007 che prevedeva la realizzazione di altre due discariche (oltre a quella di Macchia Soprana di Serre realizzata dal Ministro dell’ambiente e a quella, improponibile, di Terzigno nel Parco Nazionale del Vesuvio) nei comuni di Savignano Irpino e di Sant’Arcangelo Trimonte che dovevano salvare la Campania dall’emergenza rifiuti. Pansa si è ben guardato dall’attuare la legge, incorrendo in una grave mancanza che ha gettato la Campania in una profonda crisi a partire da dicembre 2007. Tolto di mezzo Pansa, Prodi, per attuare la citata legge n. 87, ha fatto ricorso a De Gennaro inserendo nell’ordinanza, che lo nomina Commissario Straordinario, alcune significative inesattezze. Secondo Prodi, infatti a De Gennaro vanno assegnati poteri straordinari “considerata l'estrema gravita' della situazione emergenziale in atto, tenuto conto delle tensioni sociali che impediscono la localizzazione degli impianti a servizio del ciclo di smaltimento dei rifiuti con riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione, e la conseguente necessita' di procedere immediatamente allo smaltimento dei rifiuti giacenti o comunque sversati sulle strade e nei territori urbani ed extraurbani…”. Più che su un errore, l’ordinanza si basa su una bugia. Secondo Prodi è colpa dei cittadini la non realizzazione delle discariche e il conseguente accumulo di rifiuti lungo le strade. Ma se Pansa non ci ha nemmeno provato dimostrando una incredibile e sospetta superficialità nel proporre l’apertura di discariche improponibili come a Pianura, Carinola, Pignataro Maggiore, Morcone, Padula ecc.. In base all’ordinanza dell’11 gennaio 2008, De Gennaro deve provvedere all’ “attivazione dei siti da destinare, in modo limitato e controllato, a discarica presso i comuni indicati nella legge n. 87/07 … anche in deroga a specifiche disposizioni in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonche' igienico-sanitaria e salvo l'obbligo di assicurare le misure indispensabili alla tutela della salute e dell'ambiente”.
E’ il caso di evidenziare alcuni fatti strani che rivelano l’improvvisazione con la quale è stato elaborato il D.L. dell’11 maggio 2007 n. 61, trasformato nella legge n. 87. Tale legge prescrive la realizzazione di una discarica nel Comune di Sant’Arcangelo Trimonte in Provincia di Benevento, dove in questi giorni De Gennaro (nel rispetto dell’ordinanza di nomina) ha ordinato, con 7 mesi di ritardo per colpa del semestre di black out del suo predecessore Pansa, l’esecuzione degli accertamenti geologici per verificarne la fattibilità. I cittadini sono sicuri che l’individuazione del sito nella citata legge discenda da una preventiva e accurata valutazione della fattibilità, in base ad una severa istruttoria tecnico-amministrativa. Niente di tutto ciò! La proposta di S. Arcangelo Trimonte viene presentata al Commissario Straordinario Bertolaso, inaspettatamente, il giorno 9 maggio 2007 (due giorni prima dell’emanazione del decreto legge n. 61 poi trasformato nella legge n. 87/07) con una lettera (prot. N. 0006029) del Presidente della Provincia di Benevento, On. Carmine Nardone, nella quale si evidenzia che vi era una criticità sociale per il sito di Paduli e un contenzioso giudiziario in atto sul sito di Morcone (allora sotto sequestro per una sospetta implicazione di personaggi non proprio trasparenti). In tale lettera Nardone propone il sito di S. Arcangelo Trimonte affermando che “da un primo studio effettuato, sembra che sussistano tutte le condizioni per l’idoneità del sito stesso salvo, poi, verificarle con tecnici nominati dal Comune interessato (non è stato possibile farlo data l’esiguità del tempo a disposizione”. Due giorni dopo il sito è stato inserito nel DL n. 61 e successivamente nella legge n.87 come discarica che deve essere realizzata. Il DL n. 61 ha anche reso disponibile il sito sotto sequestro giudiziario di Morcone che è successivamente stato proposto e fermamente sostenuto da Pansa e dal Presidente Nardone tra novembre e dicembre 2007 fino a quando ne è stata dimostrata la non idoneità per insuperabili problemi geologici. Anche per i siti di Savignano Irpino e Terzigno non è stata attuata una rigorosa istruttoria tecnico-amministrativa in quanto tali zone sono state semplicemente ripescate da un precedente DL che prevedeva la possibilità di importare e scaricare in Campania rifiuti pericolosi.
Altri compiti di De Gennaro consistono nella individuazione di “altri siti, aggiuntivi o sostitutivi, per lo stoccaggio o lo smaltimento, ivi comprese le discariche chiuse che presentino ancora volumetrie disponibili” e nella “realizzazione e gestione di due impianti di termodistruzione o di gassificazione nei territori del comune di S. Maria la Fossa e della provincia di Salerno, nonche' di impianti funzionali alla raccolta differenziata (di compostaggio od altro)”, procedendo “in deroga alle eventuali valutazioni di impatto ambientale gia' assentite, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione e con procedure di affidamento coerenti con la somma urgenza.” De Gennaro è autorizzato anche a smaltire i rifiuti fuori regione. Una novità, che giunge dopo 11 anni dall’emanazione della Legge Ronchi, è rappresentata dall’obbligo di nominare commissari ad acta nei comuni che entro 60 giorni non abbiano elaborato il piano rifiuti comunale.
In effetti De Gennaro, con questi compiti affidatigli da Prodi, non risolverà né l’emergenza né lo scandalo rifiuti. Metterà una pezza alle mancanze di Pansa togliendo i rifiuti dalle strade e avviando la realizzazione delle discariche previste dalla legge n.87. Appalterà le citate grandi opere con le procedure di emergenza dell’importo complessivo di vari milioni di euro senza la possibilità, da parte dei cittadini, di conoscere di cosa si tratti e di entrare nel merito di tali opere; solo dopo ne vedranno la reale efficacia o inefficacia, come accaduto con gli impianti CDR e l’inceneritore di Acerra. Il mandato di De Gennaro si risolverà con pochi benefici per i cittadini (non si può definire beneficio il fatto che si raccoglie la spazzatura, attività per la quale i cittadini hanno pagato); ancora una volta i cittadini avranno finanziato opere che ancora una volta verranno appaltate in maniera non regolare e trasparente, in base alle vigenti leggi rese nulle per l’occasione da una premeditata emergenza.
Niente sembra essere sostanzialmente cambiato. Ne consegue che De Gennaro, come i suoi predecessori, con una obbligatoria spietatezza resa possibile dal suo mandato a termine, continuerà a disseminare rifiuti imballati, e non, nella pianura campana, la più fertile pianura del Mediterraneo, tra Ferrandelle, Giugliano e Marigliano, forte solo dei risultati delle analisi ARPAC che evidenzierebbero che, purtroppo, acqua e suolo non sono ancora inquinati. Laddove, infatti, le analisi rivelano che l’inquinamento è già stato causato dai rifiuti accumulati in siti palesemente non idonei anche dai suoi predecessori, come a Lo Uttaro, non si possono accumulare altri rifiuti. Deve essere sottolineato che il Dott. De Gennaro, da serio funzionario dello Stato Italiano, sicuramente adempirà all’incarico affidatogli e che la responsabilità dell’inadeguatezza del suo operato sarà da attribuire totalmente al Presidente Prodi che per l’ennesima volta ha finto di agire nell’interesse dei cittadini cavalcando una stantia e artificiosa emergenza che si è rivelata, come sta evidenziando la magistratura, una vera e propria manna per vari anni garantendo facili guadagni e favori elettorali a livello locale e nazionale.
Analizzando scientificamente quanto accaduto nell’ultimo anno emerge un quadro inquietante. Sembra quasi che all’inizio di luglio sia stato nominato Commissario Governativo il Prefetto Pansa con la tacita indicazione di non attuare la legge n. 87/07, appena approvata, e di fare invece una serie di proposte inattuabili e socialmente dirompenti e provocatorie in modo da aizzare volutamente l’opposizione dei cittadini. In tal modo si è creata l’impressione di una situazione ingovernabile che non solo non consentiva la chiusura dell’emergenza rifiuti ma che stava creando una gravissima crisi ambientale tale da incidere negativamente sull’assetto socio-economico della regione e della nazione intera con probabili e conseguenti sanzioni inflitte dalla Comunità Europea. Questo cattivo pensiero sembra essere avvalorato dal fatto che Prodi non ha richiamato Pansa al suo dovere durante il mandato né lo ha rimproverato dopo.
In tale drammatico quadro sembra prendere corpo il decreto di nomina del Commissario Straordinario De Gennaro al quale, sostanzialmente, vengono affidati compiti che determineranno il prolungamento dell’emergenza rifiuti fino al prossimo maggio, attenuandone solo la gravità mediante la raccolta dell’immondizia dalle strade e dando qualche bacchettata ai sindaci che non elaboreranno il piano rifiuti comunale. Un compito di importanza strategica per il nuovo Commissario Governativo sembra essere rappresentato dall’affidamento dei lavori per la costruzione di costose grandi opere, naturalmente con le procedure di affidamento coerenti con la somma urgenza, vale a dire in deroga alle disposizioni previste dalle leggi ordinarie relative agli appalti di opere pubbliche.
Il mutato quadro politico con la caduta del Governo Prodi e il rinvio a giudizio del Presidente della Campania Bassolino aggravano la situazione specialmente per i cittadini campani che anche nelle prossime votazioni politiche rappresenteranno l’ago della bilancia dei risultati elettorali.
La stagione calda incombe minacciosa sull’economia e sulla salute dei cittadini campani.
I candidati, oltre a scambiarsi accuse circa le lunghe responsabilità (circa 14 anni che hanno visto tra gli attori principali persone afferenti a varie coalizioni partitiche) dell’emergenza-scandalo rifiuti, devono spiegare ai cittadini in modo estremamente convincente come e quando, sempre prima dell’estate 2008, attueranno definitivamente la chiusura dell’emergenza e dello scandalo rifiuti.
Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
2 marzo 2003
Living Theatre
Tratto da Wikiartpedia
Contents
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Biografia
Il Living Theatre è un gruppo teatrale americano fondato a New York nel 1947 da Julian Beck, giovane pittore della scuola espressionista astratta, e Judith Malina, studentessa della scuola di teatro di Erwin Piscator.
Durante tutti gli anni ‘50 e i primi anni ’60 il gruppo iniziò a mettere in scena i primi spettacoli. Si trattava di testi di scrittori americani e stranieri di elevato contenuto poetico, come quelli di Gertrude Stein, William Carlos Williams, Paul Goodman, Kenneth Rexroth, John Ashbery, Cocteau, Lorca, Brecht Bertold e Pirandello. Per un anno recitarono in un teatrino lontano da Broadway, per altri quattro anni in un magazzino in disuso e dal 1959 al 1963 all’interno di alcuni locali che avevano appositamente ristrutturato, rendendo così “Living Theatre” non solo il nome di un gruppo ma anche quello di un teatro. Fin dal 1951, con la realizzazione di Doctor Faustus Lights the Lights, Tonight We Improvise, Many Loves, The Connection e The Brig inizia quella che verrà definita la fase “Off-Broadway”, durante la quale il repertorio proposto si differenziava fortemente da quello delle scene tradizionali/commerciali. Negli spettacoli proposti, infatti, soprattutto a partire da The Brig, mancavano sia un intreccio ben definito sia una reale definizione dei personaggi: attraverso la ripetitività delle azioni, perfettamente coreografate, si trasmetteva un messaggio di denuncia, un’accusa alla brutalità dell'uomo sull'uomo e ai meccanismi inarrestabili escogitati dal sistema per distruggere gli insofferenti alle regole. Il discorso politico e la denuncia sociale divennero sempre più espliciti in un' America che si preparava a vivere i grandi movimenti di protesta degli anni Sessanta. Nel 1963 Beck e la Malina, accusati di evasione fiscale e condannati a pene detentive che avrebbero scontato più avanti, erano stati costretti a chiudere il loro teatro e a rifugiarsi in Europa. Fu proprio nei quattro anni dell'esilio europeo, dal settembre 1964 all'agosto 1968, che portarono a maturazione la loro posizione ideologica riassunta da Beck in “Vita, rivoluzione e teatro” : tre parole che significano una sola cosa, un no categorico alla società attuale. Contemporaneamente perfezionarono il loro modo di fare teatro, fondato sull'improvvisazione, sulla fisicità e sul coinvolgimento degli spettatori nell'azione scenica attraverso l'eliminazione pressocché totale di scene, costumi ed effetti, e legando in maniera indissolubile la loro fama alla presentazione di tali spettacoli. In questi anni iniziarono una nuova
vita come “gruppo nomade” all’interno dell’Europa, utilizzando il teatro come mezzo per promuovere cambiamenti sociali. Importanti furono la realizzazione di Mysteries and Smaller Pieces, del 1964, consistente in una serie di scene indipendenti, di chiara ispirazione artaudiana, che rinunciando quasi del tutto alla parola, si rivolgevano contemporaneamente a tutti i sensi degli spettatori, scuotendoli e turbandoli; Frankenstein, del 1965-66, dove venivano alternati momenti di grande suggestione rituale ed attimi di estrema ferocia; Antigone, 1967, espressione di un disperato grido di libertà;e infine Paradise Now, del 1968, più vicino ad una grande cerimonia rivoluzionaria collettiva che ad una vera e propria rappresentazione teatrale. Nel 1970, il Living Theatre creò The Legacy of Cain, un ciclo di spettacoli realizzati in luoghi non convenzionali. Dalle prigioni del Brasile alle fabbriche di Pittsburgh, e dai vicoli di Palermo alle scuole di New York, la compagnia mise in scena questi spettacoli, che includevano Six Public Acts, The Money Tower, Seven Meditations on Political Sado-Masochism, Turning the Earth e The Strike Support Oratorium. Nel 1980 il gruppo tornò al teatro, dove sviluppò nuove tecniche di partecipazione: rendevano innanzitutto gli spettatori capaci di recitare con la compagnia e poi li riunivano sul palco come se fossero anch’essi attori. Tra questi spettacoli troviamo Prometheus at the Winter Palace, The Yellow Methuselah e The Archaeology of Sleep.
Dopo la chiusura di questo spazio nel 1993, la compagnia andò avanti realizzando Anarchia, Utopia e Capital Changes in altri luoghi di New York.
Qui crearono Resistenza, una drammatizzazione della locale resistenza storica all’occupazione tedesca del 1943-45. Recentemente la compagnia ha messo in scena Resist Now!, un insieme di dimostrazioni contro la globalizzazione sia in Europa che negli Stati Uniti. Una collaborazione con artisti teatrali in Libano nel 2001 ha avuto come risultato la creazione di uno spettacolo sugli abusi ai detenuti politici nel già noto carcere di Khiam.
Sito web
Quello del Living Theatre è stato fin dall’inizio un teatro di impegno civile e politico che ha cercato di ridefinire le forme teatrali convenzionali. Il gruppo nasce in un periodo, durante il secondo dopo guerra, in cui l'arte non aveva ancora forza etica, ma era soltanto una forma di intrattenimento. Attraverso la poesia, Beck e la Malina cercano di dare un senso politico al loro teatro. Così il loro lavoro si inserisce in quel clima di cambiamento culturale che poi sfocerà nelle proteste del '68, ed anche per questo i loro ideali si avvicinano molto, insieme a quelli di molte altre esperienze artistiche, a quelli della Beat Generation. Il gruppo, insieme agli altri artisti propriamente beat, si fa portavoce di una rivoluzione non violenta e insieme, ma con forme diverse, lottano per cambiare i valori di base: sessualmente, politicamente e visualmente. L'esperienza teatrale del Living è quindi da leggere tenendo presente quei movimenti che ne creano lo sfondo culturale: gli happening, la body art, l'arte concettuale. Julian Beck sconvolge il tradizionale modo di fare teatro, arrivando ad un sempre maggiore coinvolgimento del pubblico come attore fondamentale della performance. Questa scelta contrasta fortemente non solo con gli assunti del teatro tradizionale borghese che voleva un ruolo ben definito sia per gli attori che per gli spettatori, ma anche con la struttura architettonica classica del teatro, determinata da palcoscenico e platea: l’eliminazione di queste strutture si riflette anche sulla comunicazione attore-spettatore, proprio a causa della nuova vicinanza corporea intuibile che rende più fluido il confronto tra emittente e ricevente. Il gruppo cerca di ampliare le prospettive, di andare contro la visione unilaterale della tradizione e ricerca un teatro come sinestesia, dove è possibile riprodurre la molteplicità degli stimoli e delle sensazioni a cui siamo continuamente sottoposti. Viene rovesciato il rapporto di finzione/realtà tra il teatro e la vita: il teatro diventa lo spazio-tempo realmente autentico, in contrapposizione alla vita quotidiana, vista come il luogo del non- autentico. In questo senso l'opera del Living è molto vicina a quella delle avanguardie storiche che criticavano e rompevano con le forme tradizionali per dichiarare l'infinità dei modi di rappresentazione. Questa nuova spazialità indica inoltre la ricerca di un teatro come luogo di incontro e scambio tra i partecipanti, riscoprendo così le proprie radici storiche nelle celebrazioni dei sacri misteri d’età medievale. Non troviamo in questi spettacoli un intreccio ben definito, ma un insieme ripetitivo di azioni e coreografie realizzato per trasmettere messaggi di denuncia politica e sociale. Per la compagnia questa nuova forma teatrale ha costituito e costituisce un mezzo di comunicazione per diffondere la loro azione rivoluzionaria non violenta. Mezzo di comunicazione realizzato attraverso un duro lavoro di ricerca che continua anche oggi: sull’attore, sulla sua realtà, sul rapporto con lo spettatore e sul teatro come importante mezzo di diffusione culturale e protesta sociale.
Mission
Tratta direttamente dal sito ufficiale del gruppo, ecco come la compagnia stessa definisce la propria mission:
To call into question who we are to each other in the social environment of the theater,
to undo the knots that lead to misery,
to spread ourselves across the public's table like platters at a banquet,
to set ourselves in motion like a vortex that pulls the spectator into action,
to fire the body's secret engines,
to pass through the prism and come out a rainbow,
to insist that what happens in the jails matters,
to cry "Not in my name!" at the hour of execution,
to move from the theater to the street and from the street to the theater.
This is what The Living Theatre does today. It is what it has always done.
Phedre; 1955.
Tonight We Improvise; 1955.
The Connection; 1959.
The Brig; 1963. Spettacolo che dà origine alla fase chiamata "Off-Broadway". Caratteristiche dello spettacolo non sono nè una trama ben definita nè la caratterizzazione specifica dei personaggi, bensì una serie di azioni perfettamente coreografate e spettacolari che trasmettono messaggi di denuncia. Lo spettacolo è stato scritto da un veterano sopravvissuto all'incarcerazione nell' U.S. Marine Corps Brig durante il 1950, ed è un ritratto della brutalità delle prigioni militari. La produzione originale è stata vincitrice dell' OBIE Award per il miglior spettacolo del 1963 e Jonas Mekas vinse con The Brig, il film della produzione, il Leone d'Oro per il Miglior Documentario al Film Festival di Venezia nel 1964. Lo spettacolo ebbe un grande impatto a New York e successivamente venne portato in tour in Europa fino al 1967.
Mysteries and Smaller Pieces; 1964.
Frankenstein; 1965-66.
Antigone; 1967.
Paradise Now; 1968.
Prometheus at the Winter Palace, The Yellow Methuselah e The Archaeology of Sleep;tra il 1980 ed il 1985.
Anarchia, Utopia e Capital Changes; tra il 1993 ed il 2000. Basato sulla storia della Francia tra il 1400 e il 1700, Capital Changes esamina il passaggio dal mondo agricolo a quello industriale delineando le vite di 13 straordinari personaggi vissuti per oltre 400 anni e testimoni oculari di questo passaggio.
Resistenza; 2000. Spettacolo realizzato nel Centro Living Europa a Rocchetta Ligure. Si tratta della drammatizzazione della resistenza locale all'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale: atroci violenze e morte vengono rievocate attraverso la suggestione creata dalle parole e dai movimenti della compagnia.
Resist Now!; 2001.
Workshop in Libano; 2001.
Bibliografia
Julian Beck, The Life of the Theatre, City Lights, San Francisco, 1972. Edizione italiana: edizioni Einaudi, Torino, 1975
Julian Beck, Theandric, Harwood Academic Press, London, 1992. Edizione italiana: edizioni Socrates, Roma, 1994
Julian Beck and Judith Malina, Paradise Now, Pantheon, New York, 1972.
Julian Beck and Judith Malina, Il lavoro del Living Theatre, a cura di Franco Quadri, Ubulibri, Milano, 1982.
Judith Malina, The Diaries of Judith Malina: 1947-1957, Grove Press, New York, 1984.
Judith Malina, The Enormous Despair (diaries, 1968-69), Random House, New York, 1972.
Judith Malina, Conversazioni con Judith Malina. a cura di Cristina Valenti, edizioni Elèuthera, Milano, 1995.
Hanon Reznikov, Living/Reznikov: Four Plays of The Living Theatre/Quattro Spettacoli del Living Theatre (bilingual edition/edizione bilingue: English/Italiano), edizioni Piero Manni, Lecce, 2000.
John Tytell, The Living Theatre: Art, Exile and Outrage, Grove Press, New York, 1995.
Pierre Biner, Le Living Theatre, Éditions L' Âge de l'Homme, Lausanne, 1968. Edizione italiana: edizioni De Donato, Bari, 1968.
Carlo Silvestro, The Living Book of The Living Theatre, Edizioni Mazzotta, Milano, 1971.
Jean-Jacques Lebel, Entretiens avec le Living Theatre, Éditions Pierre Belfond, Paris, 1968.
Aldo Rostagno and Gianfranco Mantegna, We The Living Theatre, Ballantine, New York, 1969.
Giuseppe Bartolucci, The Living Theatre, Edizioni Samonà e Savelli, Roma, 1970.
Jean Jacquot, Les voies de la création théâtrale, Éditions du Centre National dela Recherche Scientifique, Paris, 1970.
Webliografia
Intervista Di Lorenzo Acquaviva a Judith Malina e Hanon Reznikov
