Traduzioni

5 marzo 2008

Scandalo rifiuti. Che deve fare De Gennaro e chi salverà la Campania?

L’11 gennaio 2008 il presidente del Consiglio dei Ministri Prodi ha nominato ennesimo Commissario Governativo per l’emergenza rifiuti in Campania il Dott. Gianni De Gennaro affidandogli precisi compiti.
La prima considerazione che va fatta è relativa allo stato di degrado, che emerge dall’ordinanza, nel quale continuano a dibattersi quei rappresentanti delle istituzioni che hanno determinato lo scandalo rifiuti. Per rimediare in parte ai guai provocati dai precedenti commissari che egli stesso aveva nominato (Bertolaso dall’ottobre 2006 all’inizio di luglio 2007 e Pansa da luglio a dicembre 2007), Prodi ha ritenuto, per l’ennesima volta, di dover ricorrere all’affidamento di poteri straordinari per eseguire una non straordinaria operazione (normalmente eseguita in tutte le aree urbane italiane) consistente nel raccogliere e smaltire i rifiuti solidi urbani.
L’operazione De Gennaro è stata accolta con sollievo dai cittadini campani, esasperati dall’inspiegabile inerzia palesata dal precedente Commissario Straordinario Pansa che aveva lasciato accumulare enormi quantità di rifiuti nelle strade urbane benché fosse stato nominato per attuare la legge n. 87 del 5 luglio 2007 che prevedeva la realizzazione di altre due discariche (oltre a quella di Macchia Soprana di Serre realizzata dal Ministro dell’ambiente e a quella, improponibile, di Terzigno nel Parco Nazionale del Vesuvio) nei comuni di Savignano Irpino e di Sant’Arcangelo Trimonte che dovevano salvare la Campania dall’emergenza rifiuti. Pansa si è ben guardato dall’attuare la legge, incorrendo in una grave mancanza che ha gettato la Campania in una profonda crisi a partire da dicembre 2007. Tolto di mezzo Pansa, Prodi, per attuare la citata legge n. 87, ha fatto ricorso a De Gennaro inserendo nell’ordinanza, che lo nomina Commissario Straordinario, alcune significative inesattezze. Secondo Prodi, infatti a De Gennaro vanno assegnati poteri straordinari “considerata l'estrema gravita' della situazione emergenziale in atto, tenuto conto delle tensioni sociali che impediscono la localizzazione degli impianti a servizio del ciclo di smaltimento dei rifiuti con riflessi dannosi di portata imprevedibile per la salute delle popolazioni della regione, e la conseguente necessita' di procedere immediatamente allo smaltimento dei rifiuti giacenti o comunque sversati sulle strade e nei territori urbani ed extraurbani…”. Più che su un errore, l’ordinanza si basa su una bugia. Secondo Prodi è colpa dei cittadini la non realizzazione delle discariche e il conseguente accumulo di rifiuti lungo le strade. Ma se Pansa non ci ha nemmeno provato dimostrando una incredibile e sospetta superficialità nel proporre l’apertura di discariche improponibili come a Pianura, Carinola, Pignataro Maggiore, Morcone, Padula ecc.. In base all’ordinanza dell’11 gennaio 2008, De Gennaro deve provvedere all’ “attivazione dei siti da destinare, in modo limitato e controllato, a discarica presso i comuni indicati nella legge n. 87/07 … anche in deroga a specifiche disposizioni in materia ambientale, paesaggistico-territoriale, di pianificazione del territorio e della difesa del suolo, nonche' igienico-sanitaria e salvo l'obbligo di assicurare le misure indispensabili alla tutela della salute e dell'ambiente”.
E’ il caso di evidenziare alcuni fatti strani che rivelano l’improvvisazione con la quale è stato elaborato il D.L. dell’11 maggio 2007 n. 61, trasformato nella legge n. 87. Tale legge prescrive la realizzazione di una discarica nel Comune di Sant’Arcangelo Trimonte in Provincia di Benevento, dove in questi giorni De Gennaro (nel rispetto dell’ordinanza di nomina) ha ordinato, con 7 mesi di ritardo per colpa del semestre di black out del suo predecessore Pansa, l’esecuzione degli accertamenti geologici per verificarne la fattibilità. I cittadini sono sicuri che l’individuazione del sito nella citata legge discenda da una preventiva e accurata valutazione della fattibilità, in base ad una severa istruttoria tecnico-amministrativa. Niente di tutto ciò! La proposta di S. Arcangelo Trimonte viene presentata al Commissario Straordinario Bertolaso, inaspettatamente, il giorno 9 maggio 2007 (due giorni prima dell’emanazione del decreto legge n. 61 poi trasformato nella legge n. 87/07) con una lettera (prot. N. 0006029) del Presidente della Provincia di Benevento, On. Carmine Nardone, nella quale si evidenzia che vi era una criticità sociale per il sito di Paduli e un contenzioso giudiziario in atto sul sito di Morcone (allora sotto sequestro per una sospetta implicazione di personaggi non proprio trasparenti). In tale lettera Nardone propone il sito di S. Arcangelo Trimonte affermando che “da un primo studio effettuato, sembra che sussistano tutte le condizioni per l’idoneità del sito stesso salvo, poi, verificarle con tecnici nominati dal Comune interessato (non è stato possibile farlo data l’esiguità del tempo a disposizione”. Due giorni dopo il sito è stato inserito nel DL n. 61 e successivamente nella legge n.87 come discarica che deve essere realizzata. Il DL n. 61 ha anche reso disponibile il sito sotto sequestro giudiziario di Morcone che è successivamente stato proposto e fermamente sostenuto da Pansa e dal Presidente Nardone tra novembre e dicembre 2007 fino a quando ne è stata dimostrata la non idoneità per insuperabili problemi geologici. Anche per i siti di Savignano Irpino e Terzigno non è stata attuata una rigorosa istruttoria tecnico-amministrativa in quanto tali zone sono state semplicemente ripescate da un precedente DL che prevedeva la possibilità di importare e scaricare in Campania rifiuti pericolosi.
Altri compiti di De Gennaro consistono nella individuazione di “altri siti, aggiuntivi o sostitutivi, per lo stoccaggio o lo smaltimento, ivi comprese le discariche chiuse che presentino ancora volumetrie disponibili” e nella “realizzazione e gestione di due impianti di termodistruzione o di gassificazione nei territori del comune di S. Maria la Fossa e della provincia di Salerno, nonche' di impianti funzionali alla raccolta differenziata (di compostaggio od altro)”, procedendo “in deroga alle eventuali valutazioni di impatto ambientale gia' assentite, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione e con procedure di affidamento coerenti con la somma urgenza.” De Gennaro è autorizzato anche a smaltire i rifiuti fuori regione. Una novità, che giunge dopo 11 anni dall’emanazione della Legge Ronchi, è rappresentata dall’obbligo di nominare commissari ad acta nei comuni che entro 60 giorni non abbiano elaborato il piano rifiuti comunale.
In effetti De Gennaro, con questi compiti affidatigli da Prodi, non risolverà né l’emergenza né lo scandalo rifiuti. Metterà una pezza alle mancanze di Pansa togliendo i rifiuti dalle strade e avviando la realizzazione delle discariche previste dalla legge n.87. Appalterà le citate grandi opere con le procedure di emergenza dell’importo complessivo di vari milioni di euro senza la possibilità, da parte dei cittadini, di conoscere di cosa si tratti e di entrare nel merito di tali opere; solo dopo ne vedranno la reale efficacia o inefficacia, come accaduto con gli impianti CDR e l’inceneritore di Acerra. Il mandato di De Gennaro si risolverà con pochi benefici per i cittadini (non si può definire beneficio il fatto che si raccoglie la spazzatura, attività per la quale i cittadini hanno pagato); ancora una volta i cittadini avranno finanziato opere che ancora una volta verranno appaltate in maniera non regolare e trasparente, in base alle vigenti leggi rese nulle per l’occasione da una premeditata emergenza.
Niente sembra essere sostanzialmente cambiato. Ne consegue che De Gennaro, come i suoi predecessori, con una obbligatoria spietatezza resa possibile dal suo mandato a termine, continuerà a disseminare rifiuti imballati, e non, nella pianura campana, la più fertile pianura del Mediterraneo, tra Ferrandelle, Giugliano e Marigliano, forte solo dei risultati delle analisi ARPAC che evidenzierebbero che, purtroppo, acqua e suolo non sono ancora inquinati. Laddove, infatti, le analisi rivelano che l’inquinamento è già stato causato dai rifiuti accumulati in siti palesemente non idonei anche dai suoi predecessori, come a Lo Uttaro, non si possono accumulare altri rifiuti. Deve essere sottolineato che il Dott. De Gennaro, da serio funzionario dello Stato Italiano, sicuramente adempirà all’incarico affidatogli e che la responsabilità dell’inadeguatezza del suo operato sarà da attribuire totalmente al Presidente Prodi che per l’ennesima volta ha finto di agire nell’interesse dei cittadini cavalcando una stantia e artificiosa emergenza che si è rivelata, come sta evidenziando la magistratura, una vera e propria manna per vari anni garantendo facili guadagni e favori elettorali a livello locale e nazionale.
Analizzando scientificamente quanto accaduto nell’ultimo anno emerge un quadro inquietante. Sembra quasi che all’inizio di luglio sia stato nominato Commissario Governativo il Prefetto Pansa con la tacita indicazione di non attuare la legge n. 87/07, appena approvata, e di fare invece una serie di proposte inattuabili e socialmente dirompenti e provocatorie in modo da aizzare volutamente l’opposizione dei cittadini. In tal modo si è creata l’impressione di una situazione ingovernabile che non solo non consentiva la chiusura dell’emergenza rifiuti ma che stava creando una gravissima crisi ambientale tale da incidere negativamente sull’assetto socio-economico della regione e della nazione intera con probabili e conseguenti sanzioni inflitte dalla Comunità Europea. Questo cattivo pensiero sembra essere avvalorato dal fatto che Prodi non ha richiamato Pansa al suo dovere durante il mandato né lo ha rimproverato dopo.
In tale drammatico quadro sembra prendere corpo il decreto di nomina del Commissario Straordinario De Gennaro al quale, sostanzialmente, vengono affidati compiti che determineranno il prolungamento dell’emergenza rifiuti fino al prossimo maggio, attenuandone solo la gravità mediante la raccolta dell’immondizia dalle strade e dando qualche bacchettata ai sindaci che non elaboreranno il piano rifiuti comunale. Un compito di importanza strategica per il nuovo Commissario Governativo sembra essere rappresentato dall’affidamento dei lavori per la costruzione di costose grandi opere, naturalmente con le procedure di affidamento coerenti con la somma urgenza, vale a dire in deroga alle disposizioni previste dalle leggi ordinarie relative agli appalti di opere pubbliche.
Il mutato quadro politico con la caduta del Governo Prodi e il rinvio a giudizio del Presidente della Campania Bassolino aggravano la situazione specialmente per i cittadini campani che anche nelle prossime votazioni politiche rappresenteranno l’ago della bilancia dei risultati elettorali.
La stagione calda incombe minacciosa sull’economia e sulla salute dei cittadini campani.
I candidati, oltre a scambiarsi accuse circa le lunghe responsabilità (circa 14 anni che hanno visto tra gli attori principali persone afferenti a varie coalizioni partitiche) dell’emergenza-scandalo rifiuti, devono spiegare ai cittadini in modo estremamente convincente come e quando, sempre prima dell’estate 2008, attueranno definitivamente la chiusura dell’emergenza e dello scandalo rifiuti.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
2 marzo 2003

Votazioni politiche 2008: la Campania sarà l’ago della bilancia del risultato elettorale

Da diversi anni una parte dell’elettorato campano riconoscente, in vario modo, al perverso sistema alimentato dallo scandalo rifiuti, ha rappresentato l’ago della bilancia dei risultati elettorali locali e nazionali. Anche per le prossime votazioni, quasi sicuramente, l’elettorato campano contribuirà significativamente, per diversi motivi, a determinare la vittoria di uno degli schieramenti partitici. I partiti dell’attuale opposizione politica prevedono che il rinvio a giudizio del Presidente della Regione Bassolino, individuato come uno dei principali attori che ha determinato e alimentato lo scandalo rifiuti, innescherà un voto di automatico rifiuto nei confronti della coalizione alla quale fa riferimento. Non è così scontato! Tra i cittadini campani si è diffusa la convinzione che i vari candidati, oltre a scambiarsi accuse circa le lunghe responsabilità (circa 14 anni che hanno visto tra gli attori principali persone afferenti a varie coalizioni partitiche) dell’emergenza-scandalo rifiuti, devono spiegare ai cittadini in modo estremamente convincente come e quando, sempre prima dell’estate 2008, attueranno definitivamente la chiusura dell’emergenza e dello scandalo rifiuti.
Va tenuto presente che la crisi ambientale e socio-economica che attanaglia attualmente la Campania è stata causata ad arte e finora ha fruttato degrado ma anche molti voti. Finora si è consolidato un così detto zoccolo duro di elettori fortemente motivati a tenere in vita l’emergenza rifiuti; tale base probabilmente continuerà ad appoggiare la stessa coalizione vittoriosa nelle ultime elezioni. A questo punto bisogna chiedersi quanto peserà l’indecisione ed eventuale astensionismo delle persone che non voteranno automaticamente per la coalizione di centrodestra. Non va dimenticato che i cittadini non gradiranno che i candidati si facciano distrarre dall’impegno elettorale proprio in questo periodo di drammatica crisi ambientale e socio-economica e di grave lacerazione del rapporto di fiducia tra cittadini e quei rappresentanti delle istituzioni locali e nazionali che finora hanno, in diverso modo, usato la Campania come una mucca da mungere riuscendo a creare un grave problema (l’emergenza rifiuti) da un “non problema” quale la banale raccolta e il conseguente adeguato smaltimento dei rifiuti. E’ chiaro che il Presidente Prodi, sbagliando ancora una volta, non ha affidato al Commissario Governativo De Gennaro il compito di chiudere, entro il maggio prossimo, l’emergenza-scandalo rifiuti e che tale incombenza spetta alla Giunta della Regione Campania e anche al Governo nazionale. Appare evidente che l’attuale Giunta Regionale non solo non gode della necessaria credibilità ma si dimostra anche incapace di affrontare e risolvere definitivamente e presto il deleterio scandalo, sempre prima della prossima stagione estiva.
Quale mossa potrebbe rivelarsi strategica e determinare l’interesse dell’elettorato che è interessato a ritornare a vivere in una regione sana ambientalmente, moralmente e politicamente? Ad esempio una chiara proposta che consenta di evitare la sanzione comunitaria e preveda un adeguato e rapido ritorno alla normalità basata sui seguenti punti:
- impegno governativo concreto a realizzare una nuova discarica regionale modello, non inquinante, ad esempio su circa 10 ettari di una grande area militare della Campania in modo da non creare conflitti con le popolazioni costruendo contemporaneamente due delle discariche previste dalla legge n. 87/2007 da tenere solo come riserva strategica;
- impegno governativo a stabilire un accordo con una nazione a sud del mediterraneo per trasportare in una zona desertica le balle di rifiuti accumulati attualmente in vari siti della pianura campana che è la più fertile pianura del Mediterraneo. Con il consenso della nazione ospitante i rifiuti imballati, verrebbero adeguatamente accumulati e “ambientalizzati” nel deserto dove si inertizzerebbero rapidamente e non originerebbero percolato. In alternativa le balle di rifiuti dovrebbero essere trasportate per l’incenerimento in una nazione europea o adeguatamente sepolte in un’area argillosa la cui stabilità geomorfologica sia garantita a scala millenaria.
-impegno del parlamento a varare una legge che limiti ad un massimo di un anno la durata di eventuali strutture con poteri straordinari e che escluda la possibilità di derogare alle leggi di tutela dell’ambiente.
L’attuazione di questi punti consentirebbe di avere rapidamente a disposizione una discarica superprotetta nella quale attuare un sito di stoccaggio per accumularvi tutti i rifiuti giacenti attualmente lungo le strade (da accatastare successivamente nella discarica definitiva con durata almeno biennale la cui costruzione inizierebbe immediatamente). Il ritorno alla normalità va ragionevolmente raggiunto in un periodo di circa due anni durante i quali nuovi, credibili, capaci, trasparenti e non compromessi amministratori regionali devono fermamente attuare:
- la ricomposizione di un rapporto di fiducia reciproco tra cittadini e rappresentanti delle istituzioni locali;
- l’aggiornamento e adeguamento dei piani territoriali provinciali e regionali;
- la realizzazione dell’adeguata rete impiantistica che completi il ciclo dei rifiuti.
Credo che una seria e costruttiva proposta articolata su punti simili a quelli sopra sintetizzati schematicamente rappresenterebbe una gradita novità che potrebbe interessare migliaia di cittadini campani che intravvederebbero una concreta possibilità di chiudere finalmente lo scandalo rifiuti e conseguentemente premierebbero i seri e credibili proponenti.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia
Università di Napoli Federico II
2 marzo 2008

Ad Acerra possono essere bruciati i rifiuti imballati “fuori legge”: Prodi fa i conti, e dà i numeri

Ad Acerra possono essere bruciati i rifiuti imballati “fuori legge”: Prodi fa i conti, e dà i numeri.

Prodi, dopo la recente concessione straordinaria del CIP6 per il termodistruttore di Acerra (contributo-regalo pubblico per i termovalorizzatori, alimentato dagli utenti con il pagamento delle bollette ENEL, che è stato eliminato con l’ultima finanziaria), con l’Ordinanza n. 3657 del 29-02-2008 colpisce ancora la Campania e fa altri regali agli industriali.
Con tale provvedimento (pubblicato sulla G.U. n. 51), lo “scadente” Presidente del Consiglio trincerandosi dietro la seguente frase “Per accelerare le iniziative finalizzate al superamento dello stato d'emergenza, in particolare, per consentire la messa in esercizio in tempi rapidi dell'impianto di termodistruzione sito nel comune di Acerra, e' autorizzato il trattamento e lo smaltimento di rifiuti contraddistinti dai codici CER 191212, 190501 e 190503 presso detto impianto, assicurando comunque il rispetto dei livelli delle emissioni inquinanti gia' fissati nel provvedimento di autorizzazione”, ha irresponsabilmente arrecato un ulteriore danno all’ambiente e alla salute dei cittadini campani per sdoganare, di fatto, i vari milioni di balle di rifiuti disseminate nella più fertile pianura del Mediterraneo dai suoi fedeli Commissari Governativi per l’emergenza rifiuti in Campania.
Mentre fino al 29 febbraio 2008 i rifiuti imballati prodotti “fuori legge” da impianti inadeguati, costruiti con soldi pubblici dalle aziende del gruppo FIBE, non valevano un euro in quanto per le loro scadenti proprietà non si sarebbero potuti bruciare nell’inceneritore di Acerra, con la citata ordinanza si sono trasformati, sulla carta, in un giacimento di combustibile. Complimenti a Prodi per la sua chiara attività preelettorale; favori di tale peso devono per forza essere ricambiati, in qualche modo! Dal momento che Prodi ha declassato a termodistruttore l’impianto di Acerra, deve essere eliminato il contributo CIP6 riservato solo a chi brucia spazzatura producendo anche energia elettrica. Tutti sanno che l’impianto di Acerra sarà completato tra la fine del 2008 e il 2009 e che una gravissima emergenza ambientale e sanitaria è prevista già per la prossima stagione calda, cioè ben prima che l’inceneritore possa essere eventualmente messo in funzione. Il titolo dell’Ordinanza di Prodi è “Disposizioni urgenti per fronteggiare l'emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e per consentire il passaggio alla gestione ordinaria.”
Vi è un eccesso di potere nell’ordinare, come fatto assolutamente urgente, un’attività industriale che solo fra un anno circa potrà essere attuata? E’ evidente che l’ordinanza non diminuisce la gravità dell’emergenza rifiuti per la prossima estate; se non va a vantaggio dei cittadini campani, chi favorisce, allora? Le azioni urgenti e necessarie che potrebbero dare una svolta positiva e chiudere definitivamente l’emergenza rifiuti prima della prossima estate non mancano. Si ricordi che entro la fine della primavera 2008 sarà esaurita l’unica discarica attiva della Campania e sarebbe quanto mai necessario un concreto impegno governativo per realizzare una nuova discarica regionale modello, non inquinante, ad esempio su circa 10 ettari di una grande area militare, in modo da non creare conflitti con le popolazioni.
Vari rappresentanti delle istituzioni devono dimostrare serietà e onestà intellettuale senza fare credere ai cittadini che i problemi dei rifiuti saranno risolti solo allorché l’impianto di Acerra entrerà in funzione. Ma siamo poi sicuri che potrà funzionare dopo la sua ultimazione? La commissione di Valutazione dell’Impatto Ambientale del Ministero dell’Ambiente all’inizio del 2005 aveva evidenziato che il sito di Acerra era stato scelto male in quanto già troppo inquinato e aveva prescritto che: - poteva essere utilizzato unicamente CDR rispondente alle caratteristiche indicate nel DM 05/02/98 (e non quello “fuori legge” della nuova ordinanza Prodi); - dovevano essere favorite le azioni di risanamento del suolo e delle acque; - doveva essere avviato immediatamente il piano degli interventi necessari a garantire la protezione della salute e dell’ambiente su tutto il territorio. Naturalmente non è stato realizzato il disinquinamento ambientale; anzi, una serie di azioni scellerate lo hanno incrementato, come ad esempio la dispersione di percolato sul suolo e nel sottosuolo nelle piattaforme antistanti l’impianto, come è stato più volte documentato dallo scrivente. La conferma che già attualmente l’ambiente nel quale si trova l’inceneritore è inquinato oltre i livelli massimi consentiti dalle vigenti leggi (per cui è improponibile l’accensione di un nuovo impianto) viene fornita dai Decreti dello stesso Prodi, il n.4 del 23 giugno 2006 e quello del 12 gennaio 2007 (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 14 del gennaio 2007) aventi come oggetto “Proroga dello stato di emergenza nel territorio del comune di Acerra, in provincia di Napoli, per fronteggiare l'inquinamento ambientale da diossina”.
In questo quadro ambientale, caratterizzato da un inquinamento che già supera i valori di legge, si cala la nuova ordinanza di Prodi. Si può dire che essa rappresenti, contemporaneamente, un prezioso favore per gli industriali e un colpo mortale per i cittadini e l’economia della Campania, un attacco grave per la credibilità di quei rappresentanti delle istituzioni che sono visti sempre meno come espressione dei cittadini e che si qualificano sempre più come membri di varie associazioni che finora hanno, in diverso modo, usato la Campania come una mucca da mungere riuscendo a creare un “grave problema” (l’emergenza rifiuti) da un “non problema” (la banale raccolta e il conseguente adeguato smaltimento dei rifiuti).
Prodi si è irrimediabilmente “imballato”; prima che combini altri guai dovrebbe essere mandato in un’isola oceanica dove il sole batte forte; e se dimentica la crema abbronzante e l’ombrellone, non si preoccupi! Tanto ci penserebbero i suoi amici, quelli a cui ha fatto tanti favori, come quelli che hanno costruito gli impianti CDR della Campania che producono quei rifiuti imballati “fuori legge” che ora Prodi ha trasformato in prezioso combustibile per il termodistruttore di Acerra. Ancora una volta a scapito dei cittadini campani.

Prof. Franco Ortolani
Ordinario di Geologia, Università di Napoli Federico II
4 febbraio 2008

Gli amici di Beppe Grillo di Salerno sulle "balle" riabilitatre

Siamo in guerra!

Con l'ultima firma di Romano Prodi, dopo quella che dava il via ai Cip 6 per il cancrovalorizzatore di Acerra (ovvero miliardi per incenerire tutti i rifiuti), è arrivata la delibera che da l'autorizzazione a bruciare le "Ecoballe" nell'inceneritore di Acerra. Firma posta in gran segreto due giorni prima del Giorno del Rifiuto.
In semplici parole significa dare il via ad un genocidio senza precedenti in Italia. Questo è un crimine contro l'umanità degno del peggiore Hitler o Pinochet.
A questa follia dei non-uomini della logica del profitto a tutti costi diciamo no!
Un no vero e sentito che ci porterà a combattere fino all'ultimo.
L'antipolitica colpisce con frecce infuocate ma invisibili gli uomini veri di Acerra, di Napoli e della Campania tutta.
Mi raccomando tutti con la testa alta, pieni di dignità per quello che facciamo, testa alta per Salvatore, Angela e Giovanni di Acerra, testa alta e sguardo dritto per tutti gli uomini della Campania, testa alta e occhi liberi per tutti i bambini e per i figli che nasceranno, testa alta perchè niente è perso.
L'inceneritore non lo apriranno mai perchè noi non lo permetteremo, noi non lo permetteremo ad ogni costo. Questa ultima follia porterà i non-uomini a distruggersi, non l'hanno capito perchè ingordi da fare schifo.
Noi liberi da interessi li sconfiggeremo con l'anima... quell'anima libera che centinaia di migliaia di persone possegono e che in nessun modo i non-uomini sono riusciti ad intaccare.
Noi tutti insieme li aspetteremo con i loro camion, con i loro eserciti, con la loro puzza di soldi.
Noi tutti insieme li aspetteremo con i nostri sguardi, con le nostre mani aperte e libere.
Noi tutti insieme li aspetteremo perchè siamo semplicemente uomini.
Noi tutti insieme li aspetteremo perchè quel giorno dopo l'immane fatica avremo vinto e sarà un girono da ricordare per tutti gli umoni. Sarà un girono degno e di piena felicità nel quale si ci riequilibria con il mondo.
Forza Meetup, forza comitati, forza associazioni, forza semplicemente uomini.

Roberto Fico

P.S.
Come prima proposta che mi viene in mente propongo un primo cordone umano intorno l'inceneritore di Acerra. Se riuscite, fare giarre questa email a tutti i vostri contatti.

Rappresentanze Sindacali di Base sulle "balle" riabilitate

COMUNICATO STAMPA

Incompetenti, imbroglioni ed assassini.

Con un Decreto improvviso – degno dei migliori prestigiatori – il morente
governo Prodi ha stabilito che i milioni di ecoballe accatastate in Campania
potranno essere bruciate, prossimamente, nel costruendo Inceneritore di
Acerra.

Questa stupefacente decisione contraddice i pareri dell’intera comunità
scientifica la quale ha sancito – da tempo – che l’immondizia impacchetta
nelle cosiddette ecoballe, essendo monnezza tale e quale e non rifiuti già
selezionati e differenziati, non può essere incenerita in alcun modo.

E’ evidente che questo vergognoso atto del governo punta al superamento
dell’emergenza/rifiuti a scapito della salute dei cittadini, della sicurezza
e dell’integrità del territorio.

Inoltre questa decisione – se diventasse operativa – costituirebbe
un’autentica ciambella di salvataggio per Bassolino e per l’intero sistema
delle imprese che in questi anni hanno costruito le loro fortune politiche e
finanziarie alimentando la truffa delle ecoballe e dell’intero ciclo dei
rifiuti basato sui C.D.R. fasulli e sulla costruzione degli inceneritori.

Contro questa grave decisione bisogna mobilitarsi per ottenere
l’immediato ritiro del Decreto denunciando questo ulteriore atto autoritario
ed irresponsabile a scapito dei cittadini dell’intera Regione Campania.

• Il plateale fallimento di oltre 14 anni di gestione straordinaria
dell’emergenza/rifiuti in Campania dimostra chiaramente che le ragioni
sociali dei comitati di lotta e della variegata opposizione a questa
antisociale gestione sono sacrosante e giuste.

• Da questo palese dato occorre ripartire per costruire, con il
consenso delle popolazioni, un Piano Rifiuti ecologicamente sostenibile e
rispettoso dei territori e dell’ambiente.


La Federazione Regionale Campana delle
Rappresentanze Sindacali di Base
Confederazione Unitaria di Base
Napoli,
4/3/08

Commento al report del gruppo 2

Salve,
vorrei segnalare a Carla Majorano, che ha fatto un bellissimo report sul nostro gruppo, alcune integrazioni (ovviamente con spirito collaborativo da comunità auto organizzata)
Ho verificato che mancano alcuni nominativi dei presenti (di sicuro manca il mio)
Guido Liotti (WWF, Agenda 21 Comune di Napoli)
Maria (mi è sfuggito il cognome, ma ha dato come riferimento la coop. ‘O pappece)
Mirella (mi è sfuggito il cognome, ma ha dato come riferimento GRIDAS)
Gian Piero Arpaia (lettore di Carta)
Erminia Romano (Donne in Nero)
Anastasia (non ha detto il cognome, di ATN associazione transessuali Napoli)
Vincenzo Venditto (di Salerno, gruppo per unire i produttori agricoli e i consumatori, grillino)

Vorrei anche segnalare che io in particolare avevo suggerito di scambiarci anche le “cattive” pratiche, nel senso di non spaventarci a raccontarci anche le nostre esperienze andate male, i nostri errori, perché anche questo può essere scambio utile (ovviamente si racconta di sé, mica di altri!) se questo suggerimento però non raccoglie l’interesse anche di altri, si può cestinare.

Saluti
Giovanna D’Alonzo


D&S Group SC

Via Arte della Lana, 16
80138 Napoli

tel +39 081 5630796
tel +39 081 264535
fax +39 081 5546323

4 marzo 2008

Non fermate la decrescita! Intervista di Greenplanet a Serge Latouche

Serge Latouche è l'intellettuale francese che ha teorizzato, con intento provocatorio, il concetto di "decrescita". Greenplanet lo incontra a Pordenone, all'annuale corso di geopolitica organizzato dall'associazione di studi storici Historia. Serge Latouche interverrà al prossimo Congresso mondiale Ifoam di Modena.

"La rivoluzione che auspichiamo è innanzitutto culturale e quindi infinitamente più difficile da realizzarsi delle rivoluzioni politiche. Siamo profondamente tossicodipendenti dalla società della crescita, ha spiegato durante l'incontro, e l'educazione di cui abbiamo bisogno assomiglia sempre più a una cura di disintossicazione, a una vera e propria terapia. L'utopia concreta della decrescita è il progetto di costruire una società autonoma capace di superare le aporie della modernità. Così Ilich proponeva in alternativa quella che ha chiamato 'società conviviale'. Una società che conosce un'autolimitazione ed è fondata su un 'tecnodigiuno', una pratica che prevede la riduzione del ruolo del mercato, della divisione del lavoro, dell'onnipresenza dell'economia."

Professore, a che punto è la decrescita? Quali effetti sta producendo il dibattito del quale lei è l'interprete più conosciuto?

Il progetto è molto recente nella forma attuale. Si è diffuso molto velocemente nello spazio di tre, quattro anni in Francia, Italia e Germania. Oggi comincia a essere discusso anche in Spagna. Allo stesso tempo abbiamo scoperto che altri progetti, che forse non corrispondono alla decrescita, anche perché la parola non è traducibile, ma che si configurano come progetti di uscita dalla società della crescita, sono stati messi in moto per esempio in Inghilterra, negli Stati Uniti, in Canada e in altri paesi. La decrescita, a livello della politica ufficiale, al momento è oggetto di curiosità. Sono stati infatti invitato a parlarne in sede parlamentare. Possiamo affermare che è già un bel successo.

Non dobbiamo vergognarci nel riconoscere che è un progetto retrogrado, nel senso che quando si è imboccata una via senza uscita, si deve per forza arretrare. Inoltre, ha spiegato, quando si arretra chi è dietro si ritrova davanti. Potremmo con un gioco di parole affermare che i retrogradi saranno i nuovi progressisti.

Ma non si tratta di immaginare una diversa mondializzazione, una diversa globalizzazione, una diversa mercificazione, semplicemente di segno opposto a quelle attuali. Né di tornare, come dicono i giornalisti all'età della pietra. Non avrebbe senso. Noi dobbiamo cercare di demercificare, di deglobalizzare, di demondializzare. Inventare un diverso futuro che non è una semplice inversione di marcia sulla stessa strada, ma abbandonare una strada sbagliata, individuando una nuova e diversa direzione. È sbagliato, e credo impossibile, tornare semplicemente indietro. Quello che abbiamo di fronte è il compito di inventare un altro futuro.

Quali saranno le difficoltà che si incontreranno nella realizzazione del progetto?

Ah! Le difficoltà sono gigantesche perché c'è il potere degli interessi economici, delle imprese trasnazionali. Per esempio, ho parlato del problema della moria delle api in relazione alle lobby dei produttori dei pesticidi e delle sementi, che rappresentano un potere enorme. Non dimentichiamo i politici che sono al loro servizio. Poi vanno considerati tutti i cittadini e gli agricoltori che sono tossicodipendenti del sistema. Siamo in una battaglia di titani! Allo stesso tempo incombono minacce enormi sul pianeta. E ci sono forti contraddizioni. Prendo ad esempio Al Gore, fa una bella propaganda in difesa del pianeta ma è contemporaneamente un miliardario.
La distanza fra la sua diagnosi e i rimedi che propone è enorme. E siamo tutti così, siamo tutti più o meno schizofrenici.

Quale senso assumono alcune pratiche quotidiane di consumo nella prospettiva della decrescita?

Pensiamo ad esempio alla scelta dell'alimentazione biologica e biodinamica oppure alla costituzione di gruppi di acquisto solidale.Se tutti scegliessero l'alimentazione biologica, allora l'agricoltura produttivista, sviluppata con concimi chimici e pesticidi, non esisterebbe più. Ma non credo molto in una visione ideale come questa. Infatti ora vediamo che la stessa agricoltura biologica è recuperata e strumentalizzata anche dai supermercati. Ma ha un ruolo importante per mostrare la strada. Occorre avere sempre un obiettivo molto più ambizioso a livello simbolico, come esempio. Tutte queste iniziative, a mio avviso, non devono essere sminuite. È vero che sono piccole cose ma sempre molto importanti.

In momenti di crisi economica come quella che si profila in questo momento, o pensiamo anche a crisi molto gravi come quella argentina, possono giocare un ruolo nel processo di uscita dalla società della crescita?

Sicuramente. Oggi la principale speranza è che nei momenti di difficoltà e crisi i cittadini siano spinti a fare scelte diverse.

È possibile che le persone, trovandosi in condizioni di maggiore povertà reale, si sentano invece spinti nel senso opposto?

Sì, certo. Di fronte a una catastrofe, la reazione può essere assumere due direzioni contrarie. Per esempio, in occasione del gran caldo dell'estate 2003, ci si può rendere conto della necessità di modificare i consumi energetici e attivarsi contro i cambiamenti climatici, oppure andare a comprare un condizionatore!


Fiorenzo Fantuz

Un ringraziamento particolare a Guglielmo Cevolin e Arturo Pellizzono di Historia di Pordenone.



tratto da greenplanet. net

"Report" in TV il 9 marzo ancora sulla Campania e sulle bonifiche

Nel mirino il Commissariato retto dal governatore fino a gennaio «Report» tenta il bis, Bassolino dice no

Niente intervista sulle mancate bonifiche Dopo il famoso «fuori onda» su Rai 3. Il giornalista Iovene: «Il portavoce mi disse che potevo sentire il delegato Cesarano»

NAPOLI - «Report», la trasmissione-corazzata diretta da Milena Gabanelli ritorna domenica 9 marzo alle 21 e 30 su Rai 3 con un nuovo ciclo di inchieste. E riparte con un servizio di Bernardo Iovene sulla mancata bonifica dei territori della Campania, regione che suo malgrado è una vera e propria manna per chi intende fare un po' di luce sugli intrecci tra malavita e malapolitica. Il giornalista ha intervistato i titolari delle ditte incaricate della bonifica nell'agro aversano e sul litorale domitio, prima la società Sogin, poi la Jacorossi. Iovene ha provato anche a sentire su questa faccenda anche Antonio Bassolino, commissario alle bonifiche fino al 31 gennaio scorso. Però il governatore, forse memore del "fuori onda" (guarda) di un anno fa in cui ha perso le staffe sull'argomento «consulenze del commissariato rifiuti», non ha concesso una nuova intervista. Le bonifiche, è noto, sono rimaste al palo nonostante i milioni di euro stanziati. «Sono riuscito a sentire, ma soltanto per strada, un funzionario della Sogin - spiega Iovene al Corrieredelmezzogiorno.it - Il funzionario ha lamentato i mancati pagamenti da parte della Regione e del Commissariato per le bonifiche. Poi, subentrata la società Jacorossi, non è cambiato quasi nulla, anche perchè si è creato un nuovo problema, e cioè stoccare i materiali della bonifica».
Il problema bonifiche è diventato contenzioso legale.
«La solita storia: si sono trovati ad un certo punto della fase di bonifica senza siti dove portare i rifiuti. Con conseguente botta e risposta con il commissariato che non avrebbe provveduto a trovare piattaforme utili. Tira e molla che non ha portato a niente. La Jacorossi in pratica non ha bonificato pressochè nulla in 5 anni. Ora per completare il lavoro in quelle zone inquinatissime ci vorranno secoli».
Delegato dal commissario Bassolino è stato per anni il professor Arcangelo Cesarano. Ci ha parlato?
«Sono riuscito a intervistarlo. Mi ha detto che hanno fatto ciò che era nelle loro possibilità. E si è anche meravigliato che i giornalisti arrivino puntualmente a rinfacciargli la mancata bonifica».
Ha intervistato anche Bassolino su questa vicenda?
«No. Il suo portavoce mi ha riferito che l'intervista a Cesarano sarebbe stata sufficiente. E che se volevo poteva spedirmi tutte le "carte" necessarie».
Le ha ricevute?
«Solo una metà»
Il sito di Report tratteggia un sunto della puntata del 9 marzo, scrivendo: «In Campania ci sono 2.551 siti potenzialmente contaminati, il doppio della Lombardia che ne ha 1.300, la maggior parte sono concentrati tra le province di Napoli e Caserta, nella piana campana, dove le falde acquifere, sia quella superficiale che quella profonda, sono inquinate da sversamenti di liquidi pericolosi e cancerogeni. Le ditte incaricate hanno assunto centinaia di Lavoratori Socialmente Utili, ma per 5 anni sono stati inutilizzati. I pochi lavori eseguiti di rimozione di rifiuti, sono stati assegnati a ditte esterne. Lavori pagati 3 volte».

Alessandro Chetta
04 marzo 2008


da corrieredelmezzogiorno.corriere.it

Nuvole in viaggio

Altromodo flegreo presenta presso ARTGARAGE P.CO BOGNAR 21 -POZZUOLI

NUVOLE IN VIAGGIO-
ALTRE VISIONI ,ALTRE NARRAZIONI

Rassegna di docu-film , documentari sociali ed indipendenti a cura di Gennaro Ferrillo


I temi della rassegna:

La difesa del territorio inteso come spazio da ricostruire o reinventare;
La tutela della nostra identità umana contro l’aggressività della globalizzazione;
La forza delle comunità che lottano contro la supremazia degli interessi .


VENERDI 7 MARZO ORE 20,45

THE WEATHER UNDERGROUND
un documentario di Sam Green e Bill Siegel

"Nel periodo tra il '65 e il '75, in ogni istante della mia vita e qualunque cosa stessi facendo, ero consapevole del fatto che il mio Paese stava massacrando milioni di persone... Questa consapevolezza era più di quanto potessimo sopportare". Lo dice Mark Rudd, ex-militante dei Weather Underground, il più famoso gruppo nordamericano di lotta armata. "La guerra in Vietnam fece impazzire un po' tutti quanti noi", conferma il suo compagno Brian Flanagan.

Che fare per non impazzire del tutto? BRING THE WAR HOME! Aprire le ostilità sul fronte interno, trasformare in Viet-cong urbani i giovani incazzati dei campus. Occorre farlo ora, perché la rivoluzione è imminente, mica ci vuol tanto a capirlo. Come canta Bob Dylan: "non serve un meteorologo per capire da che parte soffia il vento".

Nati alla fine degli anni Sessanta come ala dura della sinistra studentesca, i Weather(wo)men cercano una sintesi fra "controcultura" (sperimentazione sessuale, droghe psichedeliche, nuovi linguaggi e "mixed media") e tradizione rivoluzionaria. "Freaks are revolutionaries, and revolutionaries are freaks", recita il più celebre dei loro comunicati.

Strane figure di "rivoluzionari di professione", i Meteorologi entrano in clandestinità nel 1970, firmano una lunga serie di attentati dinamitardi, fanno evadere di prigione il guru dell'LSD Timothy Leary (che nel '74 li ricompenserà facendo i loro nomi all'Fbi, ma su questo gli intervistati glissano con eleganza).

Bernardine Dohrn, Bill Ayers, Mark Rudd e un pugno di altri reduci del sogno dei Sixties rimangono "sottoterra" per un'intera decade, i Seventies del riflusso, della disillusione, della nuova apatia. Randagi per le strade d'America, privi ormai di masse da mobilitare, nel 1980 decidono di "tagliare la miccia" e arrendersi al governo. In realtà pochi di loro finiscono in carcere: l'Fbi ha raccolto le prove a loro carico con metodi illegali. Nulla del genere sarà possibile nell'America a venire, quella del Patriot Act e della "guerra al terrorismo".

The Weather Underground è un documentario perfettamente riuscito, emozionante e per certi versi miracoloso, costellato di resurrezioni, di Lazzari che s'alzano dalle tombe. I leader del movement di trentacinque anni fa sono lì, vivi di fronte a noi, forever young. Un nome su tutti: Fred Hampton, leader delle Pantere Nere assassinato dalla polizia di Chicago. The Weather Underground ci porta a esplorare i periodi di risacca e pax americana fra un fermento sociale e l'altro, ci mette di fronte uno specchio e ci aiuta a riflettere sulle crisi di oggi. Imperdonabile non vederlo.

Wu Ming

Presidio Taverna del Re

Non ci sono più parole per commentare l'ennesima proroga all'apertura di Taverna del Re.

Ieri sera i cittadini recatisi al sito per controllare l'effettiva chiusura annunciata dal Prefetto De Gennaro con l'ordinanza 98, si sono trovati alla presenza di un dirigente del Comissariato, il dott. Reppucci, che annunciando l'intenzione di tenere aperto il sito per altri 5 giorni, ha inscenato una "trattativa"davvero sui generis, in cui unica possibilità di scelta per i comitati era accettare le decisioni prese.Prendere o lasciare.

Questa è la"democrazia" offerta a chi da mesi si sta sacrificando per il proprio territorio manifestando in maniera civile e non violenta. Ringraziamo il commissariato per la"delicatezza" di averci mandato un suo rappresentante di persona, ma crediamo che la democrazia sia ben altra cosa. La democrazia è ascoltare la voce di popolazioni martoriate da milioni di tonnellate di ecoballe, la democrazia è mantenere i patti con icittadini, la democrazia è non infierire su una popolazione che ha già dato tantissimo solo perchè esprime proteste civili e facilmente contrastabili, la democrazia è mandare le forze dell'ordine areprimere chi sversa rifiuti tossici non a reprimere manifestazioni che rivendicano giuste ragioni, la democrazia è perseguire il bene dei cittadini non quello delle imprese che lucrano sullo sversamento a Taverna del Re. La democrazia è capire , dopo il gesto disperato di Lucia, che il nostro territorio è giunto al limite della sopportazione.

Come se non bastasse sono continuate al presidio le forme di intimidazione nei confronti dei cittadini presenti da parte delle forze dell'ordine: continue foto alle persone presenti, richieste di documenti per identificazioni.

Ma dopo mesi e mesi di manifestazioni civili, quali sono gli atti che giustificano tanto accanimento verso le persone? Quali sono gli atti offensivi (mai avvenuti) che si vorrebbero evitare? E' solo intimidazione ed accanimento verso persone che hanno sempre protestato in maniera inerme, atti che paradossalmente servono solo ad innalzare la tensione, forse nella speranza recondita che qualcuno possa davvero realizzare qualche gesto sconsiderato per poi giustificare una repressione più accanita. Per questo si rinnova l'appello a non accettare provocazioni, a continuare a manifestare in maniera ferma ma civile e non violenta le nostre ragioni, a continuare la nostra lotta per una democrazia dal basso in maniera collettiva senza gesti individuali che servono solo a dividerci e a giustificare repressioni.

Assordante, come sempre l'assenza della politica, dei parlamentari locali, del sindaco, dei consiglieri comunali, degli assessori, delle forze politiche che utilizzano la questione di Taverna del Re solo a proprio uso e consumo, quando questa serve ad attaccare qualche loro contendente elettorale. Nonostante loro continueremo la nostra protesta, cercando, quando possibile e nelle forme sempre attuate, di bloccare l'afflusso dei camion perchè si sappia che a Giugliano c'è ancora uno scampolo di democrazia.

Il prossimo appuntamento è alle ore 15.00 presso l'ospedale Cardarelli per una manifestazione di solidarietà per Lucia che ha cominciato uno sciopero della fame e per un'opera di sensibilizzazione sulla tragedia di Giugliano. Domani 5cm dalle ore 15,00 in poi presidio presso l'ingresso di taverna del re, per bloccare i tir.

Facciamo appello a tutte le forze democratiche e a tutti i cittadini, affinchè assicurino una loro presenza presso il presidio, per lanciare l'ennesimo grido di disapprovazione, opponendosi con i propri corpi allo scempio che si sta consumando sulla salute dei cittadini.
Solo una partecipazione massiccia può fermare i tir, quindi la tua presenza è necessaria.

Siprega di dare la massima diffusione e si chiede la presenza di telecamere e giornalisti.

Mimmo Di Gennaro

Google News Alert per: morti lavoro

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SICUREZZA SUL LAVORO: UNA CAMPAGNA TV DEL COMUNE DI NAPOLIVideocomunicazioni News - Napoli,Campania,ItalyIeri, nel giorno in cui sono morti cinque operai mentre svolgevano le loro mansioni a Molfetta, a Palazzo San Giacomo il sindaco ha presentato questa ...
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Google News Alert per: rifiuti zero

Google News Alert per: rifiuti zero
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Consumato il divorzio a sinistraIl Sole 24 Ore - ItalyLa spaccatura nella sinistra, le dichiarazioni di Silvio Berlusconi sull'emergenza rifiuti, i sondaggi che gli danno un margine del 7,5%, l'aborto. ...Mostra tutti gli articoli su questo argomento
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Sul caos rifiuti c’è ottimismo da parte degli amministratoriLa Cronaca d'Abruzzo - Chieti,ItalyIl 31 dicembre tutti i comuni avrebbero dovuto raggiungere per legge il 40% della differenziata noi paghiamo un sacco si soldi ma siamo a zero! ...Mostra tutti gli articoli su questo argomento

Sul Convegno di Salerno

La dottoressa Patrizia Gentilini interviene al dipartimento di chimica dell'Università di Salerno nell'ambito del seminario sul ciclo dei rifiuti. La Gentilini, in particolare, illustra i grossi rischi per la salute umana connessi all'incenerimento dei rifiuti. 29 febbraio 2008

Prima parte: http://video.google.it/videoplay?docid=-8413586170392562250
Seconda parte: http://video.google.it/videoplay?docid=-1581993088236296530

Operazione "Fiato sul collo" (amici di Beppe Grillo di Napoli) Ingegner Bonomo, vice-direttore A2A Inceneritore di Brescia:http://www.youtube.com/watch?v=69Rjhvt-2Ew

Intervenuto al convegno organizzato a palazzo Sant'Agostino il 29 febbraio 2008 dal Pd (convegno-vetrina per sponsorizzare l'inceneritore di Salerno, voluto da Vincenzo De Luca e dall'Asm (A2A) di Brescia) Corrado Martinangelo viene vivacemente contestato."Fra 10 minuti parto per Sanremo per presentare il salone della mozzarella", e diverse voci insorgono a contestare Martinangelo.Martinangelo, tra l'altro, era intervenuto al convegno in sostituzione del sindaco di Salerno, on. Vincenzo De Luca, che avvertito del clima di contestazione è rimasto a casa sua. Attualmente Martinangelo, fedelissimo di De Luca, è assessore all'agricoltura e foreste della Provincia di Salerno
http://www.youtube.com/watch?v=rvY2A_aUxz0

Il momento più drammatico del convegno-vetrina del 29 febbraio 2008, organizzato dal Pd per propagandare le tesi dell'inceneritore a Salerno.Tra i relatori erano infatti presenti diversi esponenti della cordata inceneritorista facente capo all'Asm di Brescia, tra cui l'avv. Ada De Cesaris e l'ing. Antonio Bonomo, vice direttore generale dell'Asm di Brescia.Quando il moderatore, Marcello De Domenico, afferma "Tanto voi le scelte le subirete comunque", in sala la tensione diventa pesantissima.Ricordiamo che all'incontro-vetrina avrebbero dovuto partecipare l'on. Vincenzo De Luca (sindaco di Salerno), Angelo Villani (presidente della Provincia di Salerno) e Renzo Capra (presidente A2A-Asm di Brescia). Nessuno dei 3, per ragioni misteriose, ha poi partecipato al convegno.

http://www.youtube.com/watch?v=OqYY9SsdcFk

3 marzo 2008

Sinistra. La delusione fiorentina

Sabato 01 Marzo 2008 :: ore 14:53
Sinistra. La delusione fiorentina
Alla fine la Sinistra Unita e Plurale fiorentina non ce l’ha fatta. Troppo forti le logiche della vecchia politica per un’aggregazione che proprio sulla necessità dei partiti, e non sul loro superamento, ha cercato invano di rinnovare dal basso modalità e pratiche della sinistra. Un tentativo generoso, fondato sulla commistione tra società civile, cittadini senza tessera e le quattro forze politiche (PRC, PdCI, Verdi e SD), finito lo scorso 27 febbraio in una partecipata assemblea che ha dovuto fare i conti con la volontà della Sinistra Arcobaleno (la mera fusione fredda dei partiti), di blindare presenze, percentuali e nomi all’interno delle liste elettorali in vista delle elezioni del 13 aprile. Un colpo forte per tutti coloro che, riconoscendosi nei valori della sinistra non liberista, si sono impegnati sul tema della rappresentanza nella costruzione paziente di un tessuto politico nuovo, unitario, capace di intrecciare le campagne e le vertenze territoriali alla realpolitik degli apparati.
E’ stato un lavoro lungo e faticoso, durato oltre un anno e mezzo. Un impegno che ha portato prima alla condivisione della scelta unitaria, poi alla definizione di un decalogo su contenuti e metodi e infine alla costituzione di una vera e propria associazione, con tanto di tessera e logo ‘Sinistra Unita e Plurale’. Un’inversione di tendenza rispetto alle pratiche insufficienti della politica tradizionale, una novità importante necessaria, nelle parole di Paul Ginsborg, «non per cercare l’unità in sé, ma perché essa ci offre la possibilità di contare di più, di elaborare una visione del riformismo radicale, di pensare e scrivere collettivamente ‘a sinistra’, di rappresentare degnamente in Parlamento i movimenti e le proteste che altrimenti non avrebbero alcun ascolto, di sperimentare e proporre nuove forme della politica e della democrazia.»
Così non è andata. Alla prova delle elezioni le segreterie nazionali dei partiti non hanno ceduto di un millimetro. Eppure la S.U.P. ha cercato di ampliare il rapporto fra partiti e movimenti fino a comprendere il sempre spinoso tema della rappresentanza. Quale migliore occasione, quella del 13 aprile, per decidere in maniera trasparente, condivisa e partecipata coloro che avrebbero dovuto rappresentare questa novità in Parlamento? E dire che la S.U.P. aveva scritto ai segretari dei partiti, rivendicando un ruolo attivo, frutto del lavoro degli ultimi mesi. Nessuna risposta. L’esperienza blandita l’8 e 9 dicembre a Roma, nel momento in cui si parla di posti, è stata rimossa dai partiti.
L’assemblea di Firenze ha lasciato l’amaro in bocca in molti e all’ordine del giorno finale, approvato con stanchezza e disillusione, è stato affidato il compito di mettere nero su bianco la crisi dell’esperienza. Ecco il dettaglio in cui si sottolinea la distinzione tra Sinistra Unita e Plurale e Sinistra Arcobaleno: «Non è stato dato seguito all’8-9 dicembre: gravi e imperdonabili sono il ritardo e la carenza politico-culturale delle dirigenze dei partiti della Sinistra Arcobaleno, che nella prospettiva di una riduzione di posti parlamentari si rinchiudono in una logica proprietaria alla fine autodistruttiva. Aprire un percorso partecipato su programma e candidature era condizione indispensabile alla forza di convincimento anche elettorale. E’ avvenuto il contrario: non ci riconosciamo in questa modalità chiusa proprietaria e di sopravvivenza microcompetitiva di ceto politico. Le liste che ne stanno–ancora misteriosamente–uscendo non sono le nostre. Occorre quindi aver chiaro che esiste ancora una distinzione di ruoli fra Sinistra Unita e Plurale e Sinistra Arcobaleno…». Una distinzione che porterà molti ad impegnarsi in modo diverso dalle prescrizioni elettorali imposte da Roma.
(Cristiano Lucchi, Altracittà)

2 marzo 2008

Taverna del Re: una questione nazionale, una questione di democrazia


Da ieri sera 1 marzo Lucia De Cicco, la donna che incatenatasi davanti ai cancelli di Taverna del Re a Giugliano si è cosparsa di benzina e data fuoco, ha iniziato lo sciopero della fame: ennesimo gesto disperato, dettato dalla esasperazione e lo scoramento per quelle donne ed uomini che da tempo, isolati e maltrattati stanno provando a contrastare l’arroganza e la violenza del commissariato di governo che altro non sa fare che continuare ad inondare di rifiuti il territorio giuglianese. Lucia ha bisogno di sostegno, di appoggio, ma anche di una mobilitazione vera, che finalmente focalizzi l’attenzione pubblica sulla mostruosità di ciò che si sta perpetuando a Giugliano.

Quattro milioni di balle, che tutto sono tranne che “eco”, hanno devastato e stravolto un territorio originariamente a vocazione agricola. Rifiuti indifferenziati, raccolti per le strade di tutta la Campania (questo sito per quasi un anno è stato praticamente l’unico vero sversatoio in regione). Quattro milioni di balle che sono la rappresentazione più efficace del fallimento dello Stato in questa regione.

E si! Lo Stato qui ha fallito e non solo nella scellerata gestione del ciclo dei rifiuti. Ha fallito nel rapporto con i territori, con cui ha patteggiato privilegi e favori, ha fallito con le persone alle quali non è assolutamente riuscito a proporre una vera politica di partecipazione, di responsabilità e di legalità.

Taverna del Re rappresenta tutto questo.

Il tradimento della Stato che, attraverso il Parlamento, afferma solennemente la fine dello sversamento di immondizia nel giuglianese, un territorio martoriato da circa 40 discariche tra abusive e autorizzate colme di rifiuti indifferenziati e tossici, dove è ubicato uno dei sette impianti di CDR (quelli che invece di produrre combustibile, impacchetta i rifiuti “tal quale”), dove la camorra ha sguazzato nel caos e nell’indifferenza.

Il tradimento dello Stato che, attraverso le istituzioni regionali e locali, emana leggi, fa e disfa piani e programmi, ma riesce solo a riempire buchi e accumulare immondizia che, nel frattempo diventa oro per qualcuno.

Il tradimento dello Stato che, ancora una volta e forse nella maniera più sfacciata ed arrogante, fa accordi con il grande capitale, cui consente, attraverso un appalto miliardario, di drenare risorse pubbliche per fare profitti, e al quale va in soccorso, accollandosi di fatto le perdite ed i costi derivanti dal fallimento. Quel appalto che doveva garantire efficienza ed efficacia ad un servizio pubblico essenziale e strategico, ha prodotto un monopolio che ha fatto affari con la camorra, ha alimentato un circuito perverso che ha coinvolto ed investito i territori, le istituzioni, la politica, il sistema industriale e quello finanziario delle banche.

Il tradimento dello Stato che, attraverso i sui commissari, assume impegni puntualmente disattesi, emana provvedimenti che per primo viola e disattende. Lo Stato che cancella la democrazia annullando e mortificando i governi municipali, già poco motivati ad incidere efficacemente per la tutela della salute dei propri cittadini.

Il tradimento dello Stato che, attraverso i tutori del Suo ordine, reprime, manganella e arresta. Lo Stato che anche di fronte ad una donna appena tirata fuori da un rogo, in terra ad aspettare l’ambulanza che non arriva, continua a proteggere l’afflusso dei camion e a sversare veleno (in tutti i sensi). Lo Stato che attraverso i tutori del Suo ordine, subdolamente tira calci approfittando del buio e poi finge improbabili aggressioni e contusioni.

Taverna del Re è l’emblema di tutto questo. Un mostro, una bomba ecologica, un disastro ambientale, sociale e politico, di cui si parla poco e che invece dovrebbe diventare il simbolo del dramma che da troppo tempo sta vivendo la Campania.

Una questione che non riguarda solamente il territorio giuglianese, che deve diventare centrale nella battaglia per un radicale cambiamento della politica a partire dalla gestione dei rifiuti, per finire al ripristino di minime condizioni di democrazia e partecipazione.

Chiudere Taverna del Re significa mettere concretamente in discussione un sistema che continua a puntare sulle discariche e sugli inceneritori, sinonimo forse di un certo sviluppo economico, ma sicuramente di disastro ambientale e serio peggioramento dei rischi per la salute.


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Rapporto sui lavori del secondo gruppo di lavoro

Rapporto sui lavori del secondo gruppo di lavoro “Partecipare e lavorare insieme: promuovere legami per fare rete”.

Conduttore Consiglia salvo, rapporteur Carla Majorano.

Partecipanti: Aldo Pappalepore, Andrea Morniroli, Carla Majorano, Carla Mangione, Carmen Nevano, Ciro Calabrese, Consiglia Salvio, Daniela Lepore, Diego Pietrafesa, Domenico Garritani, Enzo Venditto, Fabiana Masoni, Gemma Teresa Colesanti, Gennaro Ferillo, Giancarlo Paba, Glauco Iermano, Guido Liotti, Ilaria Vitiello, Luigi de Matteo, Maria Federica Palestino, Maria Ricca, Martina Pignataro, Osvaldo Cammarota, Paola Pagliuca, Ugo Angelillo.



Da che cosa partiamo.

Scarsa fiducia in un ceto politico che ha occupato tutti gli spazi del pubblico e non ha più legami con la gente e con i territori. C’è una crisi della democrazia rappresentativa, o addirittura un vero e proprio deficit di democrazia. C’è in generale una crisi della cittadinanza attiva.

Esistono esperienze di partecipazione e brandelli di reti su obiettivi o a livello territoriale, ma le esperienze di resistenza e di cambiamento rischiano la dispersione. Spesso le reti esistenti sono mercenarie e accattone perché esiste un rapporto insano con il potere.

Le esperienze di partecipazione realizzate, ad esempio sui beni comuni o sulla riqualificazione di spazi e territori, scontano una difficilissima interlocuzione con le istituzioni, che in certi casi diventano un vero e proprio muro. La mancata evoluzione delle esperienze di democrazia partecipativa in forme di co-governo o co-decisione, comporta una forte disillusione e frustrazione per coloro che le hanno promosse e ci hanno creduto.

Oggi c’è un vuoto sociale che deve essere colmato. Bisogna far emergere la parte sana di questa società malsana. Tutti i partecipanti al gruppo di lavoro sono interessati a mettere in rete esperienze di partecipazione, di comitati civici, associazionismo, ma anche mettere in rete singole persone.

Perché impegnarsi a fare rete.

Per trasformare l’indignazione e la frustrazione e le energie positive della società, in azione. Perché per raggiungere uno scopo, c’è bisogno di aggregarsi con quelli diversi da sé. La diversità è ricchezza.

I percorsi per costruire rete sono facili o difficili, secondo le varie opinioni espresse, ma tutti sono d’accordo sul dato che sicuramente sono percorsi lunghi e quindi bisogna avere pazienza e non aspettarsi risultati subito. D’altronde la lentezza del processo di costruzione di una rete non implica necessariamente la lentezza delle azioni.

Deve essere chiaro che le reti non sostituiscono le azioni e i processi in corso, ma li amplificano e soprattutto ne amplificano la gittata, possono arrivare oltre i tuoi tradizionali confini. Alla fine la difficoltà non è tanta costruire reti, ma farle durare nel tempo.

Le esperienze positive.

Giancarlo Paba ha presentato l’esperienza della rete dei genitori dei bambini con sindrome SIDS (Morte nella culla e/o Morte Bianca) che coinvolge genitori di tutti gli strati sociali e di tutte le appartenenze politiche. Proprio la grande diversità delle persone coinvolte e l’estrema chiarezza dell’obiettivo perseguito (aumentare la sensibilizzazione sulla prevenzione nei punti nascita e favorire la ricerca scientifica sulle cause della sindrome che sono ancora sconosciute) ha determinato un successo dell’esperienza di rete con il conseguimento di risultati concreti.

Osvaldo Cammarota ha presentato l’esperienza di una rete istituzionale chiamata “Città del fare” che unisce 10 amministrazioni comunali dell’area a nord est di Napoli, per fare coalizione istituzionale e sperimentare un nuovo modello di governance attraverso il partenariato, organo al quale aderiscono più di 150 fra associazioni e soggetti economici e sociali del territorio.

Gennaro Ferillo ha presentato l’esperienza della Rete del Nuovo Municipio (RNM), che propone innovazione, promuove formazione e favorisce l’internazionalizzazione. La RNM dimostra che, dove c’è un obiettivo chiaro, si trovano i modi e le capacità organizzative.

Consiglia Salvo ha presentato l’esperienza del Movimento per l’acqua pubblica che ha ottenuto dei risultati positivi, ha dimostrato che là dove gli obiettivi sono chiari, i cittadini si aggregano e combattono.

Il Circolo di Legambiente di Scampia ha presentato l’esperienza della progettazione partecipata di una piazza da parte degli abitanti del quartiere, purtroppo il progetto non ha trovato ascolto da parte dell’amministrazione comunale.

Sulle questioni di metodo

Per fare rete bisogna rinunciare a confermare le proprie identità individuali, non facendo prevalere il proprio punto di vista, e abituarsi ad accettare l’opinione che gli altri hanno di noi. C’è da aggiungere però che l’identità è frutto di un processo e quindi non è immodificabile, la rete è un processo di maturazione identitaria.

E’ opportuno incominciare a riflettere per individuare 3 o 4 obiettivi comuni e portarli avanti insieme perché se si individuano degli obiettivi chiari, intorno ad essi non è difficile aggregare le persone.

E’ necessario riconoscere le pari dignità di tutti i soggetti che costruiscono la rete. La rete non ha gerarchie ed è importante preservare l’autonomia dei gruppi.

Bisogna imparare a lavorare non solo sulla critica ma anche sulle possibili proposte di cambiamento. E’ bene partire da quello che esiste già e che rappresenta una buona pratica, un buon esempio da seguire. Si potrebbe partire dalle esperienze o idee di partecipazione e creare dei nodi.

Si potrebbero valorizzare le relazioni personali oltre a quelle sociali e abituarsi ad avere a che fare con i sentimenti e le passioni.

Quale potrebbe essere l’obiettivo intorno al quale costruire una rete?

Per alcuni, è forte la necessità di costruire un progetto politici per questa città, che parta dai cittadini con la preventiva definizione di alcuni presupposti valoriali, la classe politica che uscirà dalle prossime elezioni amministrative, ne dovrà tener conto.

Per altri, l’obiettivo potrebbe essere innovare il pubblico verso un sistema di governance, ovvero di co-partecipazione e co-decisione politica e amministrativa.

Oppure l’obiettivo potrebbe essere mettere nell’agenda pubblica alcune cose che non ci sono.

La possibile evoluzione del cantiere

E’ iniziato un percorso che può prepararci ad agire. Ognuno può proporre 3 o 4 tematiche da focalizzare per misurarsi nel concreto e a tal fine si potrebbero fissare dei nuovi incontri già programmati. Si può redigere un documento o una lettera aperta.

Il cantiere potrebbe proseguire per raccontare le storie di ognuno, storie che potrebbero essere pubblicate su Carta. Il cantiere potrebbe essere il modo per valorizzare reciprocamente le cose che ognuno già fa, potrebbe quindi produrre informazione in diversi ambiti e con vari strumenti.

Già in questa esperienza abbiamo fatto meticciato, informazione, relazione. Nel prosieguo dovremo misurarci nel concreto su:

  • Interessi convergenti

  • Obiettivi comuni

Da sviluppare a livello:

  • tematico

  • territoriale

Il cantiere può rappresentare una rete di servizio che non sostituisca nessuno, ma che faccia:

  1. informazione in reti lunghe

  2. raccolta di buone prassi

  3. utilizzi Carta per diffonderle e per tenere vivo il dibattito e la riflessione sui temi di comune interesse.

1 marzo 2008

Living Theatre

Tratto da Wikiartpedia

Contents

  • 1 Biografia
  • 2 Sito web
  • 3 Poetica
  • 4 Opere
  • 5 Bibliografia
  • 6 Webliografia

Biografia

Il Living Theatre è un gruppo teatrale americano fondato a New York nel 1947 da Julian Beck, giovane pittore della scuola espressionista astratta, e Judith Malina, studentessa della scuola di teatro di Erwin Piscator.

Durante tutti gli anni ‘50 e i primi anni ’60 il gruppo iniziò a mettere in scena i primi spettacoli. Si trattava di testi di scrittori americani e stranieri di elevato contenuto poetico, come quelli di Gertrude Stein, William Carlos Williams, Paul Goodman, Kenneth Rexroth, John Ashbery, Cocteau, Lorca, Brecht Bertold e Pirandello. Per un anno recitarono in un teatrino lontano da Broadway, per altri quattro anni in un magazzino in disuso e dal 1959 al 1963 all’interno di alcuni locali che avevano appositamente ristrutturato, rendendo così “Living Theatre” non solo il nome di un gruppo ma anche quello di un teatro. Fin dal 1951, con la realizzazione di Doctor Faustus Lights the Lights, Tonight We Improvise, Many Loves, The Connection e The Brig inizia quella che verrà definita la fase “Off-Broadway”, durante la quale il repertorio proposto si differenziava fortemente da quello delle scene tradizionali/commerciali. Negli spettacoli proposti, infatti, soprattutto a partire da The Brig, mancavano sia un intreccio ben definito sia una reale definizione dei personaggi: attraverso la ripetitività delle azioni, perfettamente coreografate, si trasmetteva un messaggio di denuncia, un’accusa alla brutalità dell'uomo sull'uomo e ai meccanismi inarrestabili escogitati dal sistema per distruggere gli insofferenti alle regole. Il discorso politico e la denuncia sociale divennero sempre più espliciti in un' America che si preparava a vivere i grandi movimenti di protesta degli anni Sessanta. Nel 1963 Beck e la Malina, accusati di evasione fiscale e condannati a pene detentive che avrebbero scontato più avanti, erano stati costretti a chiudere il loro teatro e a rifugiarsi in Europa. Fu proprio nei quattro anni dell'esilio europeo, dal settembre 1964 all'agosto 1968, che portarono a maturazione la loro posizione ideologica riassunta da Beck in “Vita, rivoluzione e teatro” : tre parole che significano una sola cosa, un no categorico alla società attuale. Contemporaneamente perfezionarono il loro modo di fare teatro, fondato sull'improvvisazione, sulla fisicità e sul coinvolgimento degli spettatori nell'azione scenica attraverso l'eliminazione pressocché totale di scene, costumi ed effetti, e legando in maniera indissolubile la loro fama alla presentazione di tali spettacoli. In questi anni iniziarono una nuova

vita come “gruppo nomade” all’interno dell’Europa, utilizzando il teatro come mezzo per promuovere cambiamenti sociali. Importanti furono la realizzazione di Mysteries and Smaller Pieces, del 1964, consistente in una serie di scene indipendenti, di chiara ispirazione artaudiana, che rinunciando quasi del tutto alla parola, si rivolgevano contemporaneamente a tutti i sensi degli spettatori, scuotendoli e turbandoli; Frankenstein, del 1965-66, dove venivano alternati momenti di grande suggestione rituale ed attimi di estrema ferocia; Antigone, 1967, espressione di un disperato grido di libertà;e infine Paradise Now, del 1968, più vicino ad una grande cerimonia rivoluzionaria collettiva che ad una vera e propria rappresentazione teatrale. Nel 1970, il Living Theatre creò The Legacy of Cain, un ciclo di spettacoli realizzati in luoghi non convenzionali. Dalle prigioni del Brasile alle fabbriche di Pittsburgh, e dai vicoli di Palermo alle scuole di New York, la compagnia mise in scena questi spettacoli, che includevano Six Public Acts, The Money Tower, Seven Meditations on Political Sado-Masochism, Turning the Earth e The Strike Support Oratorium. Nel 1980 il gruppo tornò al teatro, dove sviluppò nuove tecniche di partecipazione: rendevano innanzitutto gli spettatori capaci di recitare con la compagnia e poi li riunivano sul palco come se fossero anch’essi attori. Tra questi spettacoli troviamo Prometheus at the Winter Palace, The Yellow Methuselah e The Archaeology of Sleep.

Nel 1985, in seguito alla morte di Julian Beck, la compagnia trovò in Hanon Reznikov una nuova guida che aprì a Manhattan un nuovo spazio idoneo alle loro performance e che li portò a realizzare una continua serie di lavori innovativi, tra cui The Tablets, I and I, The Body of God, Humanity, Rules of Civility, Waste, Echoes of Justice e The Zero Method.

Dopo la chiusura di questo spazio nel 1993, la compagnia andò avanti realizzando Anarchia, Utopia e Capital Changes in altri luoghi di New York.

Nel 1999, con i fondi dell’Unione Europea, restaurarono Palazzo Spinola, un edificio del 1650 a Rocchetta Ligure in Italia e crearono il Centro Living Europa: una residenza e uno spazio per realizzare i programmi di lavoro della compagnia in Europa.

Qui crearono Resistenza, una drammatizzazione della locale resistenza storica all’occupazione tedesca del 1943-45. Recentemente la compagnia ha messo in scena Resist Now!, un insieme di dimostrazioni contro la globalizzazione sia in Europa che negli Stati Uniti. Una collaborazione con artisti teatrali in Libano nel 2001 ha avuto come risultato la creazione di uno spettacolo sugli abusi ai detenuti politici nel già noto carcere di Khiam.

Sito web

Sito ufficiale Living Theatre


Quello del Living Theatre è stato fin dall’inizio un teatro di impegno civile e politico che ha cercato di ridefinire le forme teatrali convenzionali. Il gruppo nasce in un periodo, durante il secondo dopo guerra, in cui l'arte non aveva ancora forza etica, ma era soltanto una forma di intrattenimento. Attraverso la poesia, Beck e la Malina cercano di dare un senso politico al loro teatro. Così il loro lavoro si inserisce in quel clima di cambiamento culturale che poi sfocerà nelle proteste del '68, ed anche per questo i loro ideali si avvicinano molto, insieme a quelli di molte altre esperienze artistiche, a quelli della Beat Generation. Il gruppo, insieme agli altri artisti propriamente beat, si fa portavoce di una rivoluzione non violenta e insieme, ma con forme diverse, lottano per cambiare i valori di base: sessualmente, politicamente e visualmente. L'esperienza teatrale del Living è quindi da leggere tenendo presente quei movimenti che ne creano lo sfondo culturale: gli happening, la body art, l'arte concettuale. Julian Beck sconvolge il tradizionale modo di fare teatro, arrivando ad un sempre maggiore coinvolgimento del pubblico come attore fondamentale della performance. Questa scelta contrasta fortemente non solo con gli assunti del teatro tradizionale borghese che voleva un ruolo ben definito sia per gli attori che per gli spettatori, ma anche con la struttura architettonica classica del teatro, determinata da palcoscenico e platea: l’eliminazione di queste strutture si riflette anche sulla comunicazione attore-spettatore, proprio a causa della nuova vicinanza corporea intuibile che rende più fluido il confronto tra emittente e ricevente. Il gruppo cerca di ampliare le prospettive, di andare contro la visione unilaterale della tradizione e ricerca un teatro come sinestesia, dove è possibile riprodurre la molteplicità degli stimoli e delle sensazioni a cui siamo continuamente sottoposti. Viene rovesciato il rapporto di finzione/realtà tra il teatro e la vita: il teatro diventa lo spazio-tempo realmente autentico, in contrapposizione alla vita quotidiana, vista come il luogo del non- autentico. In questo senso l'opera del Living è molto vicina a quella delle avanguardie storiche che criticavano e rompevano con le forme tradizionali per dichiarare l'infinità dei modi di rappresentazione. Questa nuova spazialità indica inoltre la ricerca di un teatro come luogo di incontro e scambio tra i partecipanti, riscoprendo così le proprie radici storiche nelle celebrazioni dei sacri misteri d’età medievale. Non troviamo in questi spettacoli un intreccio ben definito, ma un insieme ripetitivo di azioni e coreografie realizzato per trasmettere messaggi di denuncia politica e sociale. Per la compagnia questa nuova forma teatrale ha costituito e costituisce un mezzo di comunicazione per diffondere la loro azione rivoluzionaria non violenta. Mezzo di comunicazione realizzato attraverso un duro lavoro di ricerca che continua anche oggi: sull’attore, sulla sua realtà, sul rapporto con lo spettatore e sul teatro come importante mezzo di diffusione culturale e protesta sociale.

Mission

Tratta direttamente dal sito ufficiale del gruppo, ecco come la compagnia stessa definisce la propria mission:


To call into question who we are to each other in the social environment of the theater,

to undo the knots that lead to misery,

to spread ourselves across the public's table like platters at a banquet,

to set ourselves in motion like a vortex that pulls the spectator into action,

to fire the body's secret engines,

to pass through the prism and come out a rainbow,

to insist that what happens in the jails matters,

to cry "Not in my name!" at the hour of execution,

to move from the theater to the street and from the street to the theater.

This is what The Living Theatre does today. It is what it has always done.

Doctor Faustus Lights the Lights; 1951.

Phedre; 1955.

Tonight We Improvise; 1955.

The Connection; 1959.

The Brig; 1963. Spettacolo che dà origine alla fase chiamata "Off-Broadway". Caratteristiche dello spettacolo non sono nè una trama ben definita nè la caratterizzazione specifica dei personaggi, bensì una serie di azioni perfettamente coreografate e spettacolari che trasmettono messaggi di denuncia. Lo spettacolo è stato scritto da un veterano sopravvissuto all'incarcerazione nell' U.S. Marine Corps Brig durante il 1950, ed è un ritratto della brutalità delle prigioni militari. La produzione originale è stata vincitrice dell' OBIE Award per il miglior spettacolo del 1963 e Jonas Mekas vinse con The Brig, il film della produzione, il Leone d'Oro per il Miglior Documentario al Film Festival di Venezia nel 1964. Lo spettacolo ebbe un grande impatto a New York e successivamente venne portato in tour in Europa fino al 1967.

Mysteries and Smaller Pieces; 1964.

Frankenstein; 1965-66.

Antigone; 1967.

Paradise Now; 1968.

The Legacy of Cain (insieme di rappresentazioni che includeva: Six Public Acts, The Money Tower, Seven Meditations on Political Sado-Masochism, Turning the Earth e The Strike Support Oratorium); tra il 1970 e il 1978. Ciclo di spettacoli realizzati in luoghi "non convenzionali": dalle fabbriche alle piazze, dai carceri alle favelas. Con queste produzioni la compagnia attua un' azione diretta di propaganda dei propri ideali in quasi tutto il mondo: Nord America, Europa e Sud America.

Prometheus at the Winter Palace, The Yellow Methuselah e The Archaeology of Sleep;tra il 1980 ed il 1985.

The Tablets, I and I, The Body of God, Humanity, Rules of Civility, Waste, Echoes of Justice e The Zero Method; tra il 1985 ed il 1993.

Anarchia, Utopia e Capital Changes; tra il 1993 ed il 2000. Basato sulla storia della Francia tra il 1400 e il 1700, Capital Changes esamina il passaggio dal mondo agricolo a quello industriale delineando le vite di 13 straordinari personaggi vissuti per oltre 400 anni e testimoni oculari di questo passaggio.

Resistenza; 2000. Spettacolo realizzato nel Centro Living Europa a Rocchetta Ligure. Si tratta della drammatizzazione della resistenza locale all'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale: atroci violenze e morte vengono rievocate attraverso la suggestione creata dalle parole e dai movimenti della compagnia.

Resist Now!; 2001.

Workshop in Libano; 2001.






Bibliografia

Julian Beck, The Life of the Theatre, City Lights, San Francisco, 1972. Edizione italiana: edizioni Einaudi, Torino, 1975

Julian Beck, Theandric, Harwood Academic Press, London, 1992. Edizione italiana: edizioni Socrates, Roma, 1994

Julian Beck and Judith Malina, Paradise Now, Pantheon, New York, 1972.

Julian Beck and Judith Malina, Il lavoro del Living Theatre, a cura di Franco Quadri, Ubulibri, Milano, 1982.

Judith Malina, The Diaries of Judith Malina: 1947-1957, Grove Press, New York, 1984.

Judith Malina, The Enormous Despair (diaries, 1968-69), Random House, New York, 1972.

Judith Malina, Conversazioni con Judith Malina. a cura di Cristina Valenti, edizioni Elèuthera, Milano, 1995.

Hanon Reznikov, Living/Reznikov: Four Plays of The Living Theatre/Quattro Spettacoli del Living Theatre (bilingual edition/edizione bilingue: English/Italiano), edizioni Piero Manni, Lecce, 2000.

John Tytell, The Living Theatre: Art, Exile and Outrage, Grove Press, New York, 1995.

Pierre Biner, Le Living Theatre, Éditions L' Âge de l'Homme, Lausanne, 1968. Edizione italiana: edizioni De Donato, Bari, 1968.

Carlo Silvestro, The Living Book of The Living Theatre, Edizioni Mazzotta, Milano, 1971.

Jean-Jacques Lebel, Entretiens avec le Living Theatre, Éditions Pierre Belfond, Paris, 1968.

Aldo Rostagno and Gianfranco Mantegna, We The Living Theatre, Ballantine, New York, 1969.

Giuseppe Bartolucci, The Living Theatre, Edizioni Samonà e Savelli, Roma, 1970.

Jean Jacquot, Les voies de la création théâtrale, Éditions du Centre National dela Recherche Scientifique, Paris, 1970.



Webliografia

www.delteatro.it

Centro Living Europa

Intervista Di Lorenzo Acquaviva a Judith Malina e Hanon Reznikov

Recensione dell'esposizione completa sul Living Theatre a Napoli, Castel S. Elmo, 3 luglio-28 settembre 2003

Beat Generation

29 febbraio 2008

Cuba le ultime sul blog

http://www.campiflegreitaliacuba.splinder.com/

Cuba su Radio 3
Domenica 2 marzo con D. Riondino

Cuba e America Latina
Giovedi 6 marzo Feltrinelli Piazza dei Martiri con G. Minà


Le sfide dei popoli latinoamericani nel 2008

Internazionalismo di Cuba / 4 PANAMA

28 febbraio 2008

Art. 3 dlgs 123/2007 Modifiche dlg 626


Art. 3.
(Modifiche al decreto legislativo
19 settembre 1994, n. 626)

1. Al decreto legislalivo 19 settembre 1994, n. 626, e successive
modificazioni, sono apportate le seguenti modifiche:
a) il comma 3 dell' articolo 7 e' sostituito dal seguente:
"3, il datore di lavoro committente promuove la cooperazione ed il
coordinamento di cui al comma 2, elaborando un unico documento di
valutazione dei rischi che indichi le misure adottate per eliminare
le interferenze. Tale documento e' allegato al contratto
di appalto o d'opera. Le disposizioni del presente comma non si
applicano ai rischi specifici propri dell'attivita' delle imprese
appaltatrici o dei singoli lavoratori autonomi.";
b) all'articolo 7, dopo il comma 3-bis e' aggiunto il seguente:
"3-ter. Ferme restando le disposizioni in materia di sicurezza e
salute del lavoro previste dalla disciplina vigente degli appalti
pubblici, nei contratti di somministrazione, di appalto e di
subappalto, di cui agli articoli 1559, 1655 e 1656 del codice civile,
devono essere specificamente indicati i costi relativi alla sicurezza
del lavoro. A tali dati possono accedere, su richiesta, il
rappresentante dei lavoratori di cui all'articolo 18 e le
organizzazioni sindacali dei lavoratori.";
c) all'articolo 18, comma 2, il terzo periodo e' sostituito dal
seguente: "Il rappresentante di cui al precedente periodo e' di norma
eletto dai lavoratori";
d) all'articolo 18, dopo il comma 4 e' inserito il seguente:
"4-bis. L'elezione dei rappresentanti per la sicurezza aziendali,
territoriali o di comparto, salvo diverse determinazioni in sede di
contrattazione collettiva, avviene di norma in un'unica giornata su
tutto il territorio nazionale, come individuata con decreto del
Ministro del lavoro e della previdenza sociale, sentite le
organizzazioni sindacali comparativamente piu' rappresentative dei
datori di lavoro e dei lavoratori. Con il medesimo decreto sono
disciplinate le modalita' di attuazione del presente comma.";
e) all'articolo 19, il comma 5 e' sostituito dal seguente:
"5. Il datore di lavoro e' tenuto a consegnare al rappresentante per
la sicurezza, su richiesta di questi e per l'espletamento della sua
funzione, copia del documento di cui all'articolo 4, commi 2 e 3,
nonche' del registro degli infortuni sul lavoro di cui all'articolo
4, comma 5, lettera o).";
f) all'articolo i9, dopo il comma 5 e' aggiunto il seguente:
"5-bis. I rappresentanti territoriali o di comparto dei lavoratori,
di cui all'articolo 18, comma 2, secondo periodo, esercitano le
attribuzioni di cui al presente articolo con riferimento a tutte le
unita' produttive del territorio o del comparto di rispettiva
competenza".